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STEFANO GUALCO E ANNA ELISA GUIDO DIARY 1


Cinquant’anni sono un traguardo importante nella vita di una persona. Già, la vita. La possiamo immaginare come una scala che sale e sale e con tanti “pianerottoli” che rappresentano i vari stadi, le varie “epoche” del nostro crescere. Ad ogni pianerottolo corrisponde un qualcosa che rimarrà impresso per sempre nella nostra mente e nel nostro cuore, tutti sono importanti ma è innegabile che alcuni hanno un significato più grande, più profondo. Vogliamo dimenticare il diciottesimo, quando possiamo avere l’agognata patente della macchina per esempio? Oppure il quarantesimo, quando entriamo nell’esclusivo club degli “anta”? Penso però che quello più importante sia il cinquantesimo. Eh si, questo è il livello che una volta raggiunto ti fa guardare indietro, dici “mamma mia, mi sembra ieri che ho fatto questo e quello ed ora ho già 50 anni!”. E poi vuoi mettere tutte le volte che in strada incroci un segnale stradale con il limite (sempre più diffuso…) dei 50 km/h? Non puoi non pensarci, non puoi non dire tra te e te “ecco, pure qui me lo ricordano…”, “sembrano proprio messi li apposta”.  Cinquant’anni è davvero un grande traguardo e bisogna festeggiarlo, celebrarlo, come meglio si può. Chi scrive ha una grande passione, quella dei viaggi ed in particolare quella dell’Africa e fortunatamente ha pure una moglie che condivide queste passioni. Per cui, quale è il modo migliore per festeggiare questo traguardo? Beh, non c’è alcun dubbio: regalarsi un bel viaggio nel continente più amato, quell’Africa che molti purtroppo identificano (erroneamente) come un luogo pericoloso dove spadroneggiano terroristi e malattie, ma che per fortuna non è così.

Certo, in alcuni paesi ora la situazione è piuttosto turbolenta per cui meglio soprassedere, in alcuni luoghi bisogna comunque prestare una certa  attenzione ma questo vale anche per quanto riguarda le nostre città, che come tutti ben sappiamo così tranquille e civili non sono…. E’ ovvio che se lasci una macchina fotografica incustodita rischi (anzi…sei certo) di non trovarla più, ma questo vale anche a Torino o a  Palermo  o nella nostra vicina e più piccola Alessandria  e non solo a Lomè in Togo o a Dakar in Senegal. Dicono: si ma ci sono tante malattie, la malaria per esempio. Si ci sono, ma con qualche precauzione e un po’ di buon senso  ( e soprattutto senza farsi condizionare da assurde paranoie) anche questo fatto si supera. In più  ora c’è l’effetto Ebola per cui  se uno dice che va in Africa viene etichettato come pazzo e guardato con sospetto. Si Ebola c’è e sta facendo molte vittime innocenti, ma non è in tutti gli stati del continente e comunque per  contagiarsi bisognerebbe stare a stretto contatto con dei moribondi.  E poi mica sceglieremo di andare proprio li! La più grande e pericolosa malattia che noi abbiamo incontrato è stata il ”mal d’Africa”, quella voglia irresistibile che ti spinge a tornare non appena sei arrivato  a casa. Anzi, appena stai per partire per casa, appena ti siedi sulle poltroncine dell’aereo. Come una calamita che attira inesorabilmente a se il pezzo di ferro. E chiamare “malattia” una sensazione così bella e coinvolgente ci sembra proprio del tutto sbagliato! Noi amiamo molto questo continente, la sua natura, i suoi animali,  i suoi paesaggi, la sua storia e le sue tradizioni, ma soprattutto la sua gente , che ha sempre rappresentato il più bel ricordo che ci siamo portati a casa ogni volta. Il contatto con la gente del posto, per quanto possibile ovviamente, è una cosa bellissima che ti da soddisfazione.

Per questo preferiamo viaggiare da soli, perché solo così si può fare questa emozionante esperienza che per noi è la classica ciliegina sulla torta, quel di più che rende il viaggio unico e magico. Non basta solo vedere le cose principali e famose di un luogo, ma bisogna cercare anche il contatto con le persone. Questo è ciò che noi pensiamo e cerchiamo in ogni viaggio e vale per qualsiasi destinazione si scelga, ad oriente come ad occidente, in qualsiasi luogo del nostro meraviglioso pianeta.  E  Africa sia, allora, ma dove andiamo stavolta? Nel luglio 2013 siamo stati in Uganda, un paese meraviglioso, giustamente chiamato la “Perla dell’Africa”, un paese che ci ha regalato davvero tantissime emozioni. E allora quale posto migliore se non questo per festeggiare i miei 50?. Una “Perla” per il mio compleanno, quindi. Non male, direi! Anche per questo viaggio ci siamo rivolti al nostro caro amico Tom Bakara, che ci aveva accompagnati in quello precedente. Tom ha un’agenzia viaggi a Kampala ed è una persona davvero stupenda, cordialissimo e sempre pronto a soddisfare anche i più strani desideri (non sto qui a citare l’episodio della chiesa, ma basta leggere il  diario dell’altro  viaggio e si capirà tutto….). Con lui si è instaurato fin dal primo giorno un bellissimo rapporto, come se ci si conoscesse da anni, fino ai lacrimoni finali al momento dei saluti all’aeroporto con la promessa che ci saremmo rivisti, in Uganda o paesi limitrofi oppure, perché no,  in Italia, dove il buon Tom è già stato una volta in occasione della fiera del turismo di Milano.  Questo secondo viaggio in terra ugandese ripercorrerà in parte l’itinerario precedente ed in parte ci sarà qualcosa di nuovo, come il lontano ed incontaminato Kidepo National Park e le sorgenti del Nilo.

Nella stesura del programma abbiamo però dovuto fare i conti con gli aumenti notevoli del costo dei  vari permessi e dei servizi in genere (oltre al cambio euro/dollaro ora molto meno favorevole e laggiù si paga tutto o quasi in dollari….), cosa che ci ha portato, a malincuore, a tagliare la visita ai gorilla e agli scimpanzé, spalmando questi giorni nei vari parchi nazionali. Sappiamo bene che può essere intesa come una bestemmia l’andare in Uganda, terra di primati per eccellenza e non vedere questi meravigliosi animali, ma avendoli visti la volta scorsa ora la rinuncia  è assai meno  dolorosa.  Rispetto alla volta precedente cambiamo la compagnia aerea (prima Emirates ora KLM, ugualmente ottima ma con il prezzo più basso ) ed il periodo (allora luglio, ora gennaio). Va detto che ambedue i periodi sono ottimi per visitare il paese, offrendo tanto sole e caldo, che ora però apprezzeremo ancora di più perché in queste due settimane saremo lontani dal freddo e dalle nebbie di casa nostra. Bene, allora non ci resta che partire con la nostra storia, la storia di un ritorno, la storia di tante bellissime emozioni vecchie e nuove. L’arrivo all’aeroporto di Entebbe, 30 km circa dalla capitale Kampala, è in perfetto orario, alle 21,50. E’ notte, stavolta il maestoso e mitico Lago Vittoria non lo vediamo estendersi sotto di noi in fase di atterraggio, ma è li, lo sentiamo, lo percepiamo  e già un fremito di emozione ci pervade. Prima di dirigersi allo sportello per il visto ci viene dato un piccolo questionario da compilare riguardante la salute e ci viene misurata la temperatura, questo per precauzione visto che da mesi, purtroppo, nell’Africa Occidentale si sta combattendo contro il virus Ebola. Qui siamo molto lontani  da quella tragedia e  la situazione è del tutto normale, non ci sono pericoli, però un’occhiatina te la danno lo stesso…..

Le operazioni doganali sono molto veloci, sia per l’ottenimento del visto di entrata sia per la riconsegna del bagaglio per cui in poco tempo siamo fuori dall’aerostazione ed il nostro sguardo  volge a destra e a sinistra alla ricerca del viso amichevole del buon Tom. Eccolo! Eccoli li, con il suo bel faccione sorridente che esprime sempre grande simpatia! Che emozione! Ci si abbraccia, ci si stringe forte, abbiamo mille cose da dirci, raccontarci, quasi lo vorremmo fare subito a raffica, ma avremo tempo nei prossimi giorni. Caricati i numerosi bagagli sul conosciuto fuoristrada (la sola vista ci ha fatto venire in mente le tante belle emozioni e le tante avventure passate) imbocchiamo la strada verso Kampala per raggiungere il nostro hotel. Solo due parole sui bagagli. La KLM permette di portare a ciascun passeggero  ben due bagagli del  peso massimo 23 kg. cadauno, più ovviamente il bagaglio a mano non superiore ai dodici kg. Quale occasione migliore, quindi, se non questa, per portare un sacco di cose per gli orfanotrofi e per le scuole? Noi lo facciamo sempre e questo ci dà molta soddisfazione. Ed è così  che abbiamo con noi ben 4 valigioni pieni delle più svariate cose, magliette, penne, quaderni, scarpine, giochi, ecc…. E abbiamo deciso anche che due di queste valigie non torneranno più con noi a casa! Quando spieghiamo a Tom il perché di tutti quei bagagli notiamo nei suoi occhi una certa commozione. I 30 km che separano Entebbe da Kampala sono certamente tra i più trafficati del mondo, tanto che nelle ore di “punta” (quasi tutte, ma in ogni caso è sempre difficile capire quali lo sono e quali no….) per percorrerli si impiegano ben più di due ore. Fortunatamente a quest’ora  il traffico non è asfissiante, è sabato e coloro che potevano  sono già partiti per godersi  il weekend.

In ogni caso però un‘ora abbondante è necessaria per raggiungere Kampala ed il nostro hotel, il Casa Miltu, situato appena fuori città, anche se praticamente dalla parte opposta. Questo sarà però a nostro vantaggio domattina, in quanto dovremo proseguire in quella direzione ed essendo già in zona non sarà necessario attraversare la città, con conseguente notevole risparmio di tempo. Sappiamo bene infatti come sono le grandi città africane, qualunque sia il giorno della settimana  rischi di trovare sempre code ed ingorghi, per cui se tutto ciò si può evitare tanto di guadagnato. Il Casa Miltu Hotel è decisamente carino, la camera è un po’ piccola ma ha l’aria condizionata, cosa che non guasta mai.  Ci accordiamo con Tom per l’indomani mattina, partenza prevista per le 8,30. Una rapida sistemata ai bagagli, prepariamo velocemente l’abbigliamento per il giorno successivo e via a dormire. Siamo svegli da molte ore, decisamente stanchi e ora una bella dormita è proprio quello che ci vuole.  Il mattino successivo, riposati e puntuali, eccoci in partenza per la nostra nuova avventura. Ci attendono i rinoceronti di Ziwa, un parco dove questi bestioni vengono protetti e dove si possono riprodurre in tranquillità. Nel resto dell’Uganda purtroppo non ve ne sono e di ciò vanno “ringraziati” Amin e soci, che nel periodo della dittatura per soddisfare il loro piacere di uccidere sparavano a tutto ciò che si muoveva, finendo così per sterminarli tutti. Ora, grazie a questo progetto, si sta tentando di reintrodurli gradatamente nei vari parchi nazionali. E’ un lavoro lungo e difficile, ma pare stia procedendo bene. I nuovi nati rimarranno con le madri finché non saranno completamente autosufficienti,  poi saranno liberati in qualche parco nazionale.

Ma come detto ci vorrà  tanto tanto tempo e pazienza, ci vorranno anni. Speriamo che riescano nel progetto, sarebbe un bel risarcimento per Madre Natura. La meta finale di oggi sarà la lontana Gulu, dove pernotteremo, distante da Kampala ben 350 km! Una lunga giornata quindi ci attende. Ma andiamo con ordine. La strada per raggiungere Ziwa è in buono stato, asfaltata e scorrevole.  Ai lati di essa, in tantissime zone,  ecco bancarelle che vendono di tutto, dal vestiario, alla frutta, alla verdura, come tanti piccoli negozietti che si susseguono l’uno accanto all’altro. Ciò che ci incuriosisce di più sono i  venditori di piantine, che espongono i loro prodotti tutti sul ciglio della strada come dei veri e propri vivai. Le piante sono di tutte le taglie, da quelle piccolissime in minuscoli vasetti ad alberelli veri e propri messi a dimora in contenitori più grossi. E poi tanti villaggi più o meno grandi, molta gente  ovunque che va in ogni direzione, svariati mercati con la solita esplosione di colori ed il via vai incessante di persone. Osservare la vita scorrere lungo la strada è sempre piacevole ed interessante, la strada in Africa è vita. Ci fermiamo  a Lowero, dove acquistiamo degli splendidi ananas e dolcissime banane che gusteremo  nel remoto parco di Kidepo. Lassù infatti è difficile trovare generi alimentari, il posto è isolatissimo e conviene sempre portarsi un po’ di cibo di scorta. Raggiungiamo Ziwa in mattinata ed espletate le formalità di ingresso ci prepariamo all’incontro con i bestioni. Ve ne sono ben 15 sparsi un po’ ovunque nel bush. Un cartello mostra le foto di tutti i presenti, fanno molta tenerezza i due cuccioli. C’è addirittura un grosso maschio arrivato da uno zoo di New York, portato qui con il compito di riproduttore.

Il fatto è che arrivando a quest’ora, poiché fa caldo, li vedremo certamente sdraiati all’ombra delle piante a riposare, come è stato nel viaggio precedente. Solitamente per vederli  gironzolare bisogna essere qui il mattino presto o la sera, quando fa più fresco. E come dagli torto del resto!. I rinoceronti sono monitorati quotidianamente 24 ore al giorno, c’è sempre un ranger armato presso di loro a sorvegliarli. A seconda della loro posizione si percorre un tragitto più o meno lungo in fuoristrada e poi l’ultimo breve tratto lo si fa  a piedi. Si viene  accompagnati da un ranger che è in stretto contatto con il collega addetto alla sorveglianza che gli indica la direzione da prendere per raggiungerli. Ci si avvicinerà poi agli animali in silenzio, fino a circa una decina di metri (spesso anche meno…). Un incontro davvero ravvicinato quindi!. Ad accompagnarci è un giovane ranger che ci pare proprio di conoscere…..ma si dai, è proprio lui, è Opio! E’ lo stesso chi ci accompagnò la volta scorsa!

  • “Ti ricordi noi?”,

Lui ci saluta, ci guarda qualche istante e ammette che i nostri volti  non sono nuovi, che ci ha già visti.

  • “Siamo stati qui nel luglio 2013 e tu ci hai accompagnato nella visita. Al termine ti abbiamo lasciato alcuni pupazzi per i tuoi bambini, ricordi?”

 Lui sgrana incredulo gli occhi e sorride felice.

  • “Si, si, certo, ora mi ricordo tutto, mi ricordo tutto molto bene! Mi ricordo i pupazzi che mi avete dato per i miei bambini, loro erano molto felici quando li hanno ricevuti!”.

Prima di partire per l’escursione scambiamo quattro chiacchiere con lui, quindi procediamo con il programma. Dobbiamo percorrere alcuni km in auto prima di raggiungere i rinoceronti e durante il breve trasferimento  Opio ci guarda sempre con felicità e meraviglia e continua a ripetere  con entusiasmo “it’s incredibile,  it’s incredibile”.  Si, è incredibile davvero, ma è davvero  anche una grande emozione. Durante il percorso passiamo davanti all’albero dove vedemmo i rinoceronti nel viaggio precedente. Lo abbiamo riconosciuto, anche Opio e Tom confermano. Che bei ricordi riaffiorano nella mente!

  • “Opio, la volta scorsa li vedemmo sotto quelle piante, meno male che ora sono in un luogo diverso, altrimenti avremmo una foto identica a quell’altra” !
  • “Ah si, ricordo bene anche questo….e tranquilli che ora sono più lontani, in un altro posto e la foto sarà differente” ! 

Lasciata l’auto, dopo aver udito il segnale (simile al cinguettio di un uccello) del ranger sorvegliante  che ci indica la direzione, proseguiamo  un poco  a piedi e finalmente eccoli!. Sono in due, una grossa femmina con il suo cucciolo (si fa per dire….) beatamente sdraiati all’ombra degli alberi, uno accanto all’altro. Sono tranquillissimi, sembrano non fare caso alla nostra presenza, anche se siamo a circa 10 metri da loro. I rinoceronti ci vedono poco ma ci sentono benissimo, di sicuro hanno avvertito il nostro odore e sentito il fruscio prodotto avvicinandoci. Ad un tratto il piccolo si alza e si mette a passeggiare avanti e indietro davanti alla mamma e ogni tanto si ferma come per mettersi  in posa per una foto stupenda. Meglio di così! 

Poi torna a sdraiarsi, si prende qualche poppata di latte, quindi socchiude gli occhi e riprende il suo riposo. Che scena bellissima!  E’ sempre una grande emozione vedere questi animali così da vicino e soprattutto liberi nel loro ambiente naturale. E se per caso caricano? Il consiglio è di stare sempre nei pressi di un albero sul quale si possa salire alla svelta ( e ce ne sono diversi per fortuna) ma in ogni caso, se si rispettano le distanze e soprattutto non si fanno rumori strani e schiamazzi, non succede assolutamente nulla.

  • “Opio, ve ne sono altri in zona che possiamo vedere?
  • “Certo, a circa 15 minuti da qui, se volete andiamo   subito”.
  • “ E certo che vogliamo! Andiamo, andiamo!”

Stavolta sono tre, una famigliola con maschio e femmina enormi, tra i quali è steso un piccolo. Manco a dirlo sono ben sistemati  tra le piante e pure di spalle.  Quello più esposto è l’enorme maschio, del quale però possiamo ammirare solamente il voluminoso sedere e la massiccia schiena. A guardarli da lì sembrano dei grandissimi massi di pietra. Per  vederli di fronte giriamo attorno ai cespugli, piuttosto fitti. Ora siamo molto vicini ai bestioni, all’incirca sei/sette metri. Loro dormono beatamente e non ci degnano di uno sguardo. Solo il piccolino apre ogni tanto gli occhi, ci guarda per un po’ e poi ricomincia a dormire. Fare delle foto come si deve, immersi tra  cespugli e fronde varie e cercando soprattutto di non esporsi troppo,  è praticamente impossibile. Peccato,  ma va bene comunque così.

In fondo questo non è uno zoo, qui sono liberi e quindi bisogna accettare ogni situazione, anche quella meno favorevole.  Ritornati alla base scambiamo ancora due parole con Opio e lasciamo un bel po’ di vestitini per i suoi bimbi. Lui è felicissimo  e ci ringrazia infinitamente. Ci scambiamo le mail e gli promettiamo che gli invieremo poi le foto fatte insieme, anche quelle del viaggio precedente. E’ stato davvero bello ed emozionante rivederlo, veramente una bella sorpresa.  Pranziamo nel locale ristorantino e quindi riprendiamo la lunga strada verso Gulu.  Ma le sorprese non sono ancora finite. Appena lasciato il parco, ancora sulla pista che ci porterà alla strada asfaltata, un gruppetto di capanne attira la nostra attenzione. Si, è qui, è il posto dove ci eravamo fermati a lasciare un po’ di regali ai bambini l’altra volta! E quella signora sulla porta di casa…..ma si, è lei! E’ la stessa di allora e ci sono pure  i suoi bimbi che gironzolano nei pressi!  Scendiamo e andiamo da lei. Ci riconoscerà?.  Tom gli racconta la storia, lei subito dice che non ricorda, poi ci scruta con attenzione, ci fissa un po’  e alla fine, con lo sguardo che si illumina in un grande sorriso, ammette che si ricorda di noi e che gli abbiamo lasciato dei pupazzi per i figli! Tutto vero!  Ci siamo portati appresso alcune foto da lasciare a persone conosciute nel caso le avessimo incontrate. Abbiamo anche quella fatta qui e possiamo dunque consegnargliela. E mentre la osserva e la rigira tra le mani il suo ricordo si fa ancora più vivo. Che bella emozione, che bella soddisfazione!   Gli ricordiamo che allora sua figlia più grande aveva una ferita ad una mano, la sinistra, lei annuisce e uno dei maschietti va a chiamare la sorella. La ragazzina quando arriva conferma tutto quanto e dice di ricordarsi! Incredibile davvero!. 

Anche stavolta lasciamo un bel po’ di cose e la  signora e i suoi figli addirittura si inchinano davanti a noi per ringraziarci di tutto quanto!. E’ una scena da brivido, una scena che ti fa capire ancora una volta che umanità c’è da queste parti. Da noi se regali qualcosa ad un bambino  spesso manco ti dice grazie, altro che inchino! Ancora qualche foto ricordo, un ultimo saluto e via, Gulu ci attende ma è ancora molto lontana, all’incirca 200 km. Per un buon tratto i lavori di rifacimento del manto stradale hanno ridotto la strada ad una polverosa pista piena di buche, cosa che ci obbliga ad un’andatura piuttosto lenta.  Lungo il percorso ci fermiamo a scattare qualche foto alle cascate di Karuma, con le acque del Nilo che scorrono impetuose a valle di esse in direzione del Murchison  Falls National Park. Tantissimi babbuini se ne stanno tranquilli all’ombra degli alberi  a bordo strada, ad aspettare che qualche automobilista getti loro qualcosa di commestibile. Visto il loro numero e soprattutto la loro tranquillità probabilmente ciò succede assai di frequente. Vuoi per le condizioni stradali, vuoi per le varie soste fotografiche, arriviamo a Gulu che sono oramai le 19. E’ una cittadina piuttosto grande e tappa obbligata per chi si dirige al Kidepo vista la sua lontananza. Qui comunque non c’è nulla da vedere. Alloggiamo all’Acholi Inn, buon albergo, pulito, camera semplice ma molto spaziosa, ristorante buono. Sistemazione ok quindi. La giornata odierna è stata assai lunga, soprattutto per Tom che ha dovuto guidare per tanti km, per cui dopo cena il tempo di una birra fresca, quattro chiacchiere sull’indomani e poi via a riposare. In fin dei conti per arrivare a Kidepo ci attendono ancora ben 270 km, quasi tutti di strada sterrata. Non proprio una passeggiata, insomma.

Alle 7,30 siamo già in marcia. Più ci dirigiamo verso nord più le differenze con il resto del paese che abbiamo già visto in precedenza si fanno marcate.  Non ci sono foreste lussureggianti, né le  immense piantagioni di matoke presenti ovunque altrove, ma è tutto  più arido, secco e polveroso. Queste zone sono decisamente differenti. C’è più povertà e ciò è evidentissimo, le cittadine sono più sporche, così come i vari villaggi attraversati, dove spicca, purtroppo, una grande quantità di immondizia sparsa un po’ dappertutto. Svolazzanti sacchetti neri e cartacce assortite spuntano ovunque.  Questa parte dell’Uganda  in passato ha avuto notevoli problemi di sicurezza, dilaniata per più di vent’anni da conflitti vari. Ci stiamo sempre più addentrando nella regione Karamoja, dove vivono i  Karamojong, un’etnia di allevatori un tempo piuttosto bellicosa e armata, tanto da portare attacchi ad altre tribù per razziarne il bestiame. Per via di questi attacchi, che sovente hanno riguardato anche i militari dell’esercito preposti al controllo della zona,  fino ad una decina di anni fa  era praticamente impossibile raggiungere il Kidepo via terra ma era assolutamente necessario servirsi di un aereo da turismo. La strada che noi ora percorriamo infatti era un tempo piena zeppa di banditi e gruppi armati che assaltavano i malcapitati passanti. Ora però la situazione è del tutto tranquilla, le forze governative sono riuscite a bonificare l’area e dunque si può viaggiare senza paura.  Ma oggi per chi scrive queste righe è un giorno particolare: oggi, 12 gennaio 2015, è il mio compleanno, il mio 50° compleanno! E per me festeggiarlo qui con la mia Anna, in questo paese meraviglioso, mentre ci stiamo recando a visitare uno dei parchi più belli ed incontaminati, ebbene, per me tutto ciò è un sogno che si avvera, è come toccare il cielo con un dito. Due parole su questo parco. Come già detto, il problema maggiore è la notevole distanza che lo separa da Kampala, ben 850 km!. E’ anche per questo motivo che si tratta di uno dei parchi decisamente meno visitati ma allo stesso tempo è grazie a ciò che qui ci si può immergere in ambienti naturali pressoché intatti. Le sistemazioni possibili sono solamente due, ossia le economiche bandas (casette in muratura, circolari, simili alle capanne dei villaggi) dell’Uganda Wildlife Autority  e il carissimo ed inavvicinabile Apoka Lodge. Il parco si estende per 1442 kmq. ed è attraversato da due grandi vallate, la Kidepo Valley e la Narus Valley che prendono entrambe  il nome dai fiumi che vi scorrono, anche se questi sono per gran parte dell’anno senza una goccia di acqua in superficie.  Il parco presenta ambienti diversi, dalla savana alberata alle colline e alle vaste pianure erbose. Caratteristica unica sono le tante collinette rocciose, chiamate kopje, sparse qua e là. Sono formate da nere rocce vulcaniche che svettano nel verde circostante delle pianure e sulle quali amano riposarsi i leoni, che ovviamente le usano anche come punto di osservazione per scovare eventuali prede nei dintorni. Questo è inoltre l’unico parco ugandese nel quale vivono i ghepardi, che amano scorrazzare nelle immense pianure. Ci sono le zebre (presenti solamente qui e nel Lago Mburo National Park) e poi ovviamente elefanti, giraffe, leopardi, bufali ed erbivori di svariate specie. E’ si un parco difficile da raggiungere ma di sicuro è uno di quelli che può dare le maggiori emozioni. Arriviamo a destinazione che sono le 13,30, fa caldissimo e subito prendiamo possesso della nostra banda presso il camp dell’U.W.A.. Ve ne sono parecchie disponibili ma gli ospiti presenti sono davvero pochi.

Notiamo solamente  altri 6 ragazzi all’ombra di una tettoia a bere birre fresche e ci confermano che non vi sono altre persone. La sistemazione è molto semplice  ed essenziale, ma comunque piuttosto spaziosa e comoda e ha pure la doccia con acqua calda all’interno. O meglio dovrebbe avere, in quanto  non è disponibile per un guasto all’impianto che ovviamente non si  sa quando verrà riparato e se verrà riparato….Pazienza, ma anche questa è Africa!.  Per onestà di cronaca i bagni necessiterebbero di una buona dose di rinnovamento. Praticamente o ci si accontenta di questa sistemazione o ci si svena nel vero senso della parola alloggiando nel  vicino Apoka Lodge. Sinceramente non ci sembra il caso.....  Dopo aver sistemato le cose in camera e mangiato un boccone, alle 15,30 partiamo alla  ricerca degli animali del parco. Certo non è l’ora migliore, ma perché starsene li ad aspettare?. Per curiosità, i sei ragazzi sono sempre laggiù all’ombra, ma le bottiglie vuote sono decisamente aumentate….. Con Tom come sempre non ci sono problemi di orari, quindi via! E pure lui è contento quando si parte per la “caccia”: meglio andare alla scoperta del posto piuttosto che starsene ad oziare all’ombra! Ci accompagna un ranger di nome Sam, gentilissimo e simpaticissimo, che ci dà anche qualche informazione sul parco e sui suoi “abitanti”.  Il primo incontro ravvicinato è con grandi mandrie di zebre e waterbuck nella pianura  che si estende proprio di fronte all’Apoka Lodge.  Alcuni di questi erbivori sono davvero a ridosso delle camere del lodge ma Sam ci dice che anche le bandas del camp sono spesso visitate da animali, soprattutto da bufali e facoceri e da un elefante che ogni tanto si aggira tra di esse in tutta tranquillità. Poi abbiamo la fortuna di assistere ad uno spettacolo meraviglioso.

In una radura, ad un centinaio di metri da noi, ecco decine e decine di bufali ed elefanti di ogni dimensione che se ne stanno tranquilli tutti insieme a mangiare l’erba verdissima. E’ uno spettacolo affascinante, incredibile, con il silenzio circostante rotto solamente dal rumore degli animali che si stanno nutrendo, si sentono i rametti dei cespugli rompersi, i piccoli che “chiamano” a loro modo le madri. Molti sono infatti i cuccioli presenti  e ciò rende ancora più emozionante la scena. Rimaniamo li per parecchi minuti ad osservare in silenzio. Ispezioniamo poi alcuni kopje alla ricerca dei leoni ma senza fortuna. Nel nostro girovagare ammiriamo alcune eleganti  giraffe e abbiamo un incontro ravvicinato con un folto gruppo di elefanti che ci attraversano la strada, passando a pochi metri dalla nostra auto. I nostri occhi si riempiono della vista di ambienti davvero unici, bellissimi, tratti a savana alberata si alternano a vaste pianure. Poi  il tramonto, infuocato, con il disco del sole che sembra immergersi nelle pianure del parco inondandole di una splendida e delicata luce di varie tonalità rosso e arancione. Facciamo ritorno al camp che sono le 19 passate ed è buio pesto.  Questa prima uscita ci ha già regalato tantissime emozioni e in tutto abbiamo incontrato solamente altre due jeep di turisti: in pratica, tre auto compresa la nostra in tutto il parco!. Per  il nostro soggiorno qui, poiché come detto non sempre al camp hanno a disposizione generi alimentari a sufficienza,  ci siamo portati dietro un bel po’ di cose, pasta, latte in polvere, frutta, ecc..  Ad occuparsi del vitto è  Martin, il cuoco locale, un tipo veramente “spettacolare”. Sempre ciondolante e veloce come un bradipo,  per lui cucinare deve essere un lavoro immane . Nonostante oltre a noi ci siano solamente altri 6 ospiti forse siamo già in troppi….

Martin ci prepari alcune uova sode? No, no, non riesco…. Martin, hai del pane? Eh no, non so, deve essere finito ma non ho tempo di controllare….. Martin, ci prepari l’ananas che abbiamo portato? Eh no, non posso, ora ho da fare….domani magari è meglio. Ecco, questo in sintesi è un po’ il consueto dialogo con il caro Martin!.  E’ subito diventato il nostro tormentone al Kidepo,  lo imitiamo sempre e Tom ci assicura che ci sono “many Martins in Uganda!”, molti Martin in Uganda, ossia molti scansafatiche che non si rendono conto di come si lavora nel turismo e nei parchi soprattutto!. Però il buon Martin sa cucinare molto bene perché il pesce che ha preparato è veramente ottimo. E dopo cena, con Tom, Sam, Martin e i suoi aiutanti (attivi come lui….) festeggiamo insieme il mio compleanno. La Anna ha portato a mia insaputa una tortina al cioccolato con tanto di candelina e numero cinquanta! Davvero una bellissima sorpresa! Una sorpresa emozionante e che di certo non scorderò mai. Un mio piccolo discorso, l’immancabile “happy birthday” intonato dai presenti, l’emozione che prende un po’ tutti. Meglio di così non lo potevo festeggiare. In Africa, in mezzo alla natura di uno dei parchi più belli ed incontaminati in assoluto! E per un amante della natura e degli animali come me, beh, questo è senza dubbio il massimo!. Così si conclude la nostra prima giornata al Kidepo.  La sera fa freddino, il forte caldo del giorno è solo un ricordo e  una felpa ci vuole proprio. Ma il cielo stellato che si spalanca sopra di noi è meraviglioso, milioni di puntini luminosi che luccicano come i nostri occhi. I rangers hanno acceso un fuoco  attorno al quale ci sediamo a bere una birra e a fare quattro chiacchiere.

Siamo stanchi ma qui fuori è troppo bello, non si ha voglia di andare a dormire anche se domattina ci dovremo alzare assai presto:  un altro game drive ci attende e siamo certi che ci farà vivere tantissime particolari emozioni. La sveglia suona alle 5,30, colazione da Martin (che non si sa come ha fatto, ma l’ha preparata in perfetto orario….) e partenza alle 6,30. Fa piuttosto fresco, ma tra poche ore il sole inizierà a farsi sentire. Ad accompagnarci stavolta non c’è Sam ma un suo collega, Daniel, che si dimostra pure lui assai disponibile e simpatico. Sam purtroppo ha avuto un problema in famiglia ed è dovuto partire in piena notte. Lui non è della zona, la sua famiglia abita a Lira, a 320 km da qui,  e la vede solamente una volta ogni due mesi circa. Con un passaggio ha raggiunto Gulu e da li in poi proseguirà con i mezzi pubblici. Daniel ci dice che il suo bimbo ha la febbre molto alta e che sospettano si tratti di malaria in forma acuta, per cui il buon Sam ha avuto un permesso per assentarsi ma dovrà comunque ritornare in serata. Poverino, tutta quella strada solo per pochissimo tempo con suo bimbo! Nella fioca luce dell’alba, proprio di fronte alle bandas, scorgiamo le sagome scure di alcuni bufali che se ne stanno tranquilli a brucare l’erba. E poco più in là ecco un bel gruppetto di facoceri. Beh, che dire, dobbiamo ancora partire ed ecco già i primi avvistamenti! Poi dopo pochissimi km di jeep, ecco un bel gruppo di elefanti. Ci fermiamo ad osservarli, sono bellissimi e fanno davvero tanta tenerezza i cuccioli che cercano rifugio e protezione infilandosi tra le zampe delle madri, scomparendo praticamente sotto gli enormi genitori. Ma ad un tratto trilla il cellulare di Tom. Un autista che Tom ha conosciuto il giorno prima e che sta accompagnando gli altri turisti, lo informa  che hanno avvistato i leoni!

Dobbiamo tornare indietro solo per 4-5 km ed ovviamente in pochi minuti siamo li. Le due auto presenti  saranno le uniche che vedremo in tutta la giornata!. I leoni sono 4, uno in piedi  che gironzola un po’ e gli altri sdraiati a riposare. Sono su un grosso kopje, sulla cui cima c’è una piccola radura adibita saltuariamente a luogo per il campeggio. Daniel dice che quando i turisti vengono a campeggiare qua sopra  si tiene sempre un  fuoco acceso e gli animali non salgono alla radura. Sarà, ma pensiamo sia comunque meglio la nostra banda…. Sono esemplari davvero splendidi, in perfetta forma, ogni tanto si stiracchiano, sbadigliano, si alzano per percorrere alcuni metri e per sdraiarsi un po’ più in là. Stiamo per un bel po’ ad ammirarli poi riprendiamo il nostro girovagare per il parco alla ricerca di nuove “prede”. Daniel afferma che i leoni se ne staranno lì per tutto il giorno a riposare, fino all’imbrunire, per poi iniziare il loro “lavoro” di caccia. Dice che più tardi ripasseremo di lì e che certamente li vedremo ancora.  Il nostro girovagare ci porta ad incontrare meravigliose famiglie di elefanti, enormi mandrie di bufali, diverse specie di antilopi, sempre attraversando scenari di una incomparabile bellezza. Le ore volano via che manco te ne accorgi, siamo già oltre metà mattinata. Abbiamo in programma anche la visita ad una sorgente di acqua calda e per raggiungere la quale è necessario transitare in un’area dove vivono gli struzzi, animali che in  Uganda è possibile ammirare solamente in questo parco. Poiché fa già piuttosto caldo e per i game drive non è proprio il momento migliore, decidiamo di andare subito da quella parte e di mangiare laggiù il nostro pranzo al sacco. La sorgente si trova nella Kidepo Valley che prende il nome, come detto, dall’omonimo fiume,  ridotto ora solo ad una distesa di sabbia grigiastra. Di acqua nemmeno una goccia.

Nel suo letto solo gruppi di babbuini che spariscono subito verso la foresta circostante non appena ci vedono arrivare. Per quanto riguarda gli struzzi la fortuna non ci assiste molto. Ne vediamo infatti uno solo e pure in lontananza, ma riusciamo comunque ad apprezzarne tutta la sua eleganza e potenza. Qui siamo veramente molto vicini al confine con il Sud Sudan e la presenza militare è forte, tanto  che nei pressi della sorgente di acqua calda c’è un vero e proprio villaggio, piuttosto grande, interamente abitato da soldati a protezione del confine, che è solo ad alcuni km da dove ci troviamo.  La sorgente in questione non ha nulla a che vedere con quelle di Semliki Valley National Park. Qui non ci sono coni eruttanti vapori e acqua bollente, ma solamente una piccolissima pozzetta  con acqua limpidissima e tiepida, oltre la quale la sorgente assume  un  aspetto paludoso con arbusti ovunque che non permettono di avvicinarsi troppo.  Dal camp a qui ci sono poco meno di 40 km di pista e forse per quello che c’è non ne varrebbe la pena, la sorgente infatti è davvero poca cosa. L’area è molto arida e oltre allo struzzo e alcuni babbuini non abbiamo avvistato alcunché, ma in ogni caso è stato un giro piacevole. E comunque si sapeva che qui oltre a questo non avremmo potuto vedere altro. Troppo secca la zona in questo periodo, gli animali preferiscono stare altrove.  All’ombra di un grosso albero consumiamo il nostro pasto e ci riposiamo un po’, abbiamo tutto il tempo che vogliamo, per cui nessuna fretta e gustiamoci questi bellissimi momenti immersi nella pace più totale. Torniamo nella zona “buona” per le 15 e subito ricominciano gli avvistamenti.

 

Molte le famiglie di facoceri con i piccoli, uccelli di svariate specie,  numerosi gruppi di zebre e waterbuck, molto spesso mescolati assieme, poi i piccoli e simpatici oribi, i loschi sciacalli e alcuni avvoltoi appollaiati sui rami più alti di un albero. Non mancano le giraffe, anche se sempre un po’ distanti, gli onnipresenti  enormi gruppi di bufali che al nostro passaggio smettono sempre di mangiare e alzano la testa fissandoci immobili con il loro sguardo duro e minaccioso. I bufali sono tra i più pericolosi animali africani, una loro carica può essere devastante, soprattutto se a muoversi sono decine di individui contemporaneamente. E gli elefanti? Ci sono anche loro, eccome se ci sono! Incrociamo più volte grandi branchi,   le matriarche barriscono forte e sventolano le enormi orecchie come per avvisarci di stare fermi e dare loro la precedenza. Ma chi si permetterebbe di non farlo?. Daniel ci porta ad attraversare  sconfinate pianure dove amano correre e cacciare i  ghepardi, ma purtroppo  non  ne vediamo. Del resto sono piuttosto rari e non è così facile vederli, considerando anche l’ampiezza delle loro zone preferite. In compenso possiamo ammirare un bel gruppo di eland, grosse e possenti antilopi. Poi improvvisamente ecco un bel colpetto di fortuna. Daniel fa fermare Tom, guarda a occhio nudo con calma per qualche istante, poi per sicurezza  scruta con il binocolo. Poi fa: lions! Ma dove? Noi non vediamo nulla! Lassù ad un centinaio di metri da noi,  in una radura dove svetta solitario un albero di acacia, vi sono due leoni sdraiati a riposare! Ma come li ha visti senza binocolo considerando che sono pure sdraiati? Daniel da un’occhiata intorno, verifica che non vi siano altre auto nei paraggi e poi dice a Tom di uscire dal tracciato e di andare fuori pista, verso i leoni.

E’ una manovra assolutamente vietata, multe salatissime aspettano chi infrange questa regola. Ma non c’è anima viva per cui si va. Daniel dice che in ogni caso non ci potremo fermare molto, ma che vuole farceli vedere da vicino a tutti i costi. Bravissimo Daniel!. Si tratta di un maschio e di una femmina. Il maschio è meraviglioso, con la folta criniera, ogni tanto alza la testa e ci regala alcuni sbadigli che mettono bene in mostra la sua formidabile dentatura. Anche la femmina è un bell’esemplare, elegante nelle sue movenze, fa qualche passo avanti e indietro osservandoci un po’ e  poi va a  sistemarsi accanto al suo innamorato. Si vede benissimo che sono due animali  in perfetta forma, sono bellissimi ed assolutamente tranquilli. Rimaniamo ad osservarli  per una ventina di minuti buoni, poi  riprendiamo il nostro girovagare. Saremmo rimasti li ancora per molto tempo, ma non vogliamo in nessun modo far rischiare multe a Daniel e a Tom. Va bene così assolutamente, è stato davvero un grandissimo regalo. Poi ancora bufali e ancora elefanti, questo parco non finisce mai di regalare emozioni, di stupire. E i leoni del campeggio? Ci ripassiamo e….sono ancora li!. Stavolta però ci siamo solo noi e possiamo vedere anche alcune femmine passeggiare e poi sdraiarsi sulle nere rocce. Di sicuro c’erano già anche prima nascoste tra i grossi massi. Bellissima quella che si mette a riposare appoggiando la sua testa sulla roccia, come si trattasse di un cuscino!. No, davvero non potremmo chiedere di più! Altra mezz’oretta di osservazione, ancora un infuocato tramonto e poi facciamo ritorno al camp. Questa giornata, questa immersione totale nel parco, è stata meravigliosa, non ci sono parole per descrivere quello che abbiamo provato, vissuto.

Per chi ama la natura e gli animali, trovarsi in un parco così, con ambienti stupendi e immacolati, senza turisti, beh, direi che di meglio non c’è nulla. La bellezza di queste zone ripaga totalmente le scomodità che si devono  affrontare per raggiungerle. Ma è proprio questo isolamento che fa di questo parco uno dei più belli e naturali che vi siano in Uganda. Anzi, il più bello di tutti!.  Noi possiamo dire di aver fatto solo un errore,  ossia quello di non aver prenotato un paio due giorni in più! Se un giorno torneremo (e mi sa proprio di si….) di certo resteremo più tempo.  Ambienti bellissimi, animali ovunque, rangers bravissimi professionalmente e umanamente,  pochissimi (praticamente nessuno) turisti: cosa volere di più? La sera dopo cena scambiamo quattro chiacchiere con i nostri bravissimi accompagnatori, c’è anche Sam che come previsto è rientrato alla base.  Ci chiedono se ci è piaciuto questo parco, come siamo stati al camp e poiché è la seconda volta per noi in Uganda, quale tra tutti i parchi ci è piaciuto di più. Sono felicissimi di sapere che siamo soddisfatti di tutto, del posto, dell’ambiente circostante e soprattutto di sapere che per noi Kidepo è al primo posto. E non lo diciamo per cavalleria o gentilezza nei loro confronti, ma solamente perché è vero. Certo, gli altri parchi sono bellissimi, offrono tante emozioni e opportunità, ma questo ha davvero qualcosa in più, qualcosa di speciale. Tom ha con se il dvd con il film del viaggio precedente e decidiamo di guardarlo tutti insieme. I nostri bravissimi rangers sono emozionatissimi, gradiscono molto il tutto e chiedono addirittura a Tom se gliene può inviare un paio di copie! La loro gioia è la nostra gioia!  Lasciamo a Sam e Daniel un bel po’ di vestitini per i loro bimbi e questo li rende ancora più felici ed emozionati, non si aspettavano questi doni. 

Salutiamo Daniel con un forte abbraccio e con la promessa che invieremo le foto fatte insieme. Con Sam i saluti sono rinviati all’indomani in quanto ci accompagnerà nell’ultima visita in programma quassù, ovvero quella ad un villaggio di Karamajong.  Sopra di noi ancora un cielo stellato come non mai, il silenzio tutto intorno, una magica atmosfera di pace e tranquillità. Ma chi se ne andrebbe più da qui?. La mattina dopo colazione ci dirigiamo di buon’ora verso il villaggio Karamajong di Lorokul, che si trova circa ad un’oretta di auto fuori dai confini del parco. Sam ci farà da guida e poi gli  daremo molto volentieri un passaggio fino a Gulu. Infatti ha ottenuto una settimana di permesso per stare vicino al suo bimbo, che purtroppo dovrà essere ricoverato in un ospedale più attrezzato in quanto la situazione è piuttosto seria. Come il giorno precedente da lì poi proseguirà con i mezzi pubblici per Lira. Un altro vero e proprio tour de force.  Giunti a Lorokul siamo subito accolti dal capo villaggio e dopo i saluti e le presentazioni di rito cominciamo immediatamente la visita.  In giro c’è poca gente, molti sono già andati a lavorare nei campi. Alcune pecore passeggiano tranquille senza meta apparente tra le varie capanne. Le case di questa popolazione sono a forma circolare e piuttosto grandi, l’interno delle quali presenta varie “zone” destinate ad un preciso utilizzo.  C’è la zona cottura con forni e pentolame assortito, la zona ripostiglio dove vengono sistemati attrezzi ed utensili, la zona notte con le semplici stuoie a fare da letto, la zona magazzino con vari generi alimentari ben sistemati. Insomma, tutto insieme sotto un unico tetto! Ah, dimenticavamo, c’è pure qualche pollo che gira tranquillo qua e là anche se il suo posto non è certo quello! 

La gente ci guarda con curiosità ma non dà segni di particolare confidenza, neppure i bambini che solitamente quando vedono arrivare qualche straniero gli si fiondano incontro in cerca di regali.  Incontriamo il re del villaggio, un anziano ometto assai magro che ci saluta con un sorriso che mette in mostra i  pochi denti rimasti. Ci stringe con vigore la mano e dice che è contento di vederci qui.  Assistiamo poi ad una tipica danza locale e questo è il punto dolente della visita. Già, perché se fino ad ora si era rivelata interessante offrendoci la possibilità di vedere come vivono queste persone, ecco che ora assume un aspetto decisamente meno valido. I danzatori, una ventina, uomini e donne di varie età, arrivano cantando tutti in fila, si dispongono a semicerchio e poi si esibiscono a turno in gruppetti di 4-5 individui in salti ritmati accompagnati da canti e grida. Peccato però che si presentano senza indossare il benché minimo abito tradizionale, anzi, molti indossano delle magliette del Manchester United, che è si una delle più note squadre calcistiche del mondo ma che di certo non ha nulla a che vedere con i costumi tradizionali di questo popolo! Una cosa simile era successa quando visitammo i pigmei di Semliki, laddove il capo villaggio e altri danzavano indossando i jeans. Qui come a Semliki non c’è più nulla di tradizionale e tale visita secondo noi andrebbe evitata. O meglio andrebbe evitata se fatta così. Sam è d’accordo con noi al riguardo e dice che farà del suo meglio per arrivare in villaggi più remoti e più autentici,  tralasciando questo che oramai è diventato troppo “turistico”.

 

 

A completare il quadro, ma questo era ampiamente nelle aspettative, ecco comparire come dal nulla un piccolo mercatino di souvenir locali, dove però non acquistiamo nulla (strano….non è da noi!) in quanto le trattative non sortiscono effetto alcuno e comunque si tratta di oggetti che non riscuotono totalmente il nostro interesse. Riprendiamo quindi la via verso Gulu, dove arriviamo per pranzo. Dopodiché ci congediamo con Sam. Un abbraccio caloroso, gli occhi lucidi e l’augurio che suo figlio guarisca  presto. Ci si stringe il cuore vederlo avviarsi verso la stazione degli autobus, solo con la sua borsa e i suoi pensieri. Lungo la polverosa pista rossa che percorriamo incontriamo tante persone, per lo più donne e bambini che si stanno recando a prendere l’acqua presso una  fonte magari lontana alcuni km o che già fanno ritorno da essa tenendo sulla testa grandi taniche piene del preziosissimo liquido. L’acqua è vita, qui più che mai. Tutti salutano al nostro passaggio, agitando velocemente le mani e facendo ampi sorrisi, finendo poi per scomparire nei nuvoloni di polvere che immancabilmente solleviamo. Abbiamo saputo al Kidepo che avremmo attraversato il villaggio dove abita la famiglia di Daniel. Ci fermiamo e la cerchiamo? Ma certo! Daniel ci aveva spiegato dove si trova la sua casa. E la troviamo. Incontriamo la sorella e due dei suoi quattro figli. Scattiamo alcune foto ricordo con loro e che poi invieremo al caro Daniel, lasciamo un po’ di vestitini e riprendiamo il nostro cammino. Il Murchison Falls N.P. ci attende, sta per iniziare un altro capitolo della nostra magnifica avventura. Il Murchison Falls National Park è uno dei parchi più conosciuti e visitati, grande quasi 4000 kmq, offre scenari e paesaggi molto belli, una grande quantità di animali e ovviamente le famosissime omonime cascate.

Stavolta non alloggeremo sulla riva sud, quindi non avremo necessità di prendere la chiatta per attraversare le acque del Nilo e raggiungere la zona nord del parco dove si effettuano i game drive. No, stavolta saremo direttamente sulla sponda “giusta”. Ci attende il Bwana Safari Tembo, bellissimo lodge gestito da due ragazzi italiani che avevamo conosciuto nel viaggio precedente, fermandoci da loro a pranzo. Questo lodge è situato a soli 8 km dall’entrata del parco e si trova su una collinetta dal quale si gode un bellissimo panorama sulla pianura sottostante, con le acque del Nilo che avanzano zigzagando placide. Quando arriviamo è già buio. Sai com’è….una sosta qui, una là….. Prendiamo possesso della nostra bella stanza, pulitissima ed ordinatissima, una doccia veloce e via a cena. La temperatura è piacevole anche in tarda serata, non fa freddo come nel Kidepo  ma c’è più umidità. E’ bello starsene seduti nel silenzio assoluto, davanti alla nostra casetta, pensando alle grandi emozioni che sicuramente vivremo l’indomani. Ma ora però è meglio andare a riposare, la sveglia suonerà prestissimo per dare inizio ad una intera giornata nel parco, prima in game drive e poi in barca sul Nilo fino alle cascate. E’ ancora buio, l’aria fresca è una piacevole compagna nel percorso per raggiungere l’ingresso del parco. Dopo aver assolto le rituali formalità per l’entrata decidiamo che è meglio ingaggiare un ranger che ci accompagnerà nella mattinata dedicata al game drive, avendo così più possibilità di scovare gli animali. Ci accompagna Savia, che ci appare subito molto cordiale e simpatico. Durante il percorso vediamo una gran quantità di animali, i piccoli oribi, le slanciate ed eleganti giraffe, i classici ed  onnipresenti kob, poi bufali in abbondanza e facoceri. Il buon Savia ad un certo punto fa cenno a Tom di fermarsi. 

Al momento non c’è nulla da vedere, ma lui scruta con attenzione il terreno accanto all’auto, ha visto certamente qualche piccolo segno a noi impercettibile,  quindi dice a Tom di attendere alcuni minuti in modo che l’auto che ci precede si possa allontanare un po’. Poi autorizza Tom ad uscire dalla pista e gli dice di dirigersi verso quel gruppo di arbusti là in fondo, in cima alla piccola collinetta. E li…..ecco una bellissima leonessa stesa a riposare e accanto a lei, nascosta tra i bassi cespugli, la sua preda, un piccolo kob ucciso da poco!. Grande Savia!. E’ tutta per noi e possiamo osservarla e fotografarla tranquillamente. La leonessa ci guarda, si stira, ogni tanto si alza e fa alcuni passi, poi si distende nuovamente. Ogni tanto sbadiglia e sono ben visibili i suoi grossi ed affilati denti. Che bello, che spettacolo!  Poi per correttezza, come usano fare i ranger tra loro, Savia chiama la sua collega che sta sull’auto che ci precedeva e le dice di tornare indietro. Pochi minuti e arrivano pure loro, ma c’è posto per tutti ed è giusto così. In fondo anche noi al Kidepo siamo stati chiamati e siamo tornati indietro. E poi ecco i grandi branchi di elefanti che avanzano lentamente ma inesorabilmente, compatti e con i numerosi piccoli sempre sotto l’occhio vigile delle madri. E’ il periodo dei cuccioli questo, infatti ne stiamo vedendo davvero molti e di un po’ tutte le specie animali, uno spettacolo nello spettacolo. Raggiungiamo poi la zona del delta e passiamo davanti ad un’ansa che conosciamo bene. Qui infatti la volta scorsa vedemmo molti ippopotami ma la scena incredibile fu una specie di bacio che due grossi esemplari si scambiarono. Stavolta non succede nulla di particolare, ma gli ippopotami ci sono eccome! Ce ne sono dappertutto, per la maggior parte in acqua che emergono di tanto in tanto emettendo i loro caratteristici sbuffi. 

Diversi individui sono sdraiati a riva a sonnecchiare e sulla loro schiena passeggiano piccoli uccelli che fungono da pulitori, beccando qua e là microscopici parassiti. E poi tante, tantissime  gru coronate, bellissime ed elegantissime, che saltellano nell’acqua bassa a ridosso della riva, tra i canneti, a cercare qualche piccola leccornia. E poi gruppi di kob che stanno bevendo e che vedendoci arrivare si allontanano velocissimi sollevando nuvole di polvere. Tutto questo è davvero uno spettacolo della natura e noi abbiamo la fortuna di esserne spettatori. E nella più totale tranquillità, non essendoci altre auto nelle vicinanze. Consumiamo qui il nostro semplice pranzo a base di panini e frutta. Grazie a Tom staremo praticamente in game drive continuamente, senza dover tornare al lodge per pranzo. Tom è sempre così,  gentile e disponibile  e se noi siamo felici anche lui lo è e fa sempre di tutto per accontentarci. Ma non lo fa solo con noi perché lo conosciamo, lo fa perché è buono, lo fa con tutti.  Approfittiamo della sosta per preparare un po’ di vestitini per i bimbi di Savia, in quanto le due valigie piene di cose da donare le lasciamo sempre nell’auto. Savia è felicissimo, quasi incredulo di fronte a tutto ciò che gli diamo e afferma che è più contento così che se ricevesse dei soldi. Dice che ovviamente  i soldi servono eccome, ma queste cose sono utili e necessarie e quando li vedrà indosso ai suoi bimbi si ricorderà per sempre di noi!. Per noi è una bella soddisfazione, questa gente ti regala sempre delle grandi emozioni. Facciamo qui al delta alcune foto ricordo insieme e che poi gli spediremo.  Vuole anche farsi riprendere con una enorme mandria di bufali, che nel frattempo si è “materializzata”  a meno di 100 metri da noi. Si mette in posa, indica gli animali, alza al cielo trionfalmente il suo fucile. E’ felicissimo e lo si vede proprio.

Per la cronaca, i bufali ci guardano un po’ e poi proseguono tranquilli per la loro strada.  Riprendiamo il nostro percorso, durante il quale possiamo vedere ancora molti animali, ma il tempo vola veloce e si è fatta l’ora di salutare il bravissimo Savia e di raggiungere il punto di partenza delle barche che effettuano la crociera sul Nilo fino alle cascate.  Durante questo giro si ha la possibilità di osservare una moltitudine di  animali in quanto la barca passa lentamente molto vicino alla riva. Però per prendere la barca dobbiamo attraversare il grande fiume e quindi…..ecco la famosissima e odiatissima chiatta!. La navigazione ci permette di scorgere molte specie di animali lungo le sponde del fiume. Bufali, facoceri, elefanti, kob, waterbuck  a gruppetti o isolati si avvicinano all’acqua a bere. Poi splendidi aironi,  le sempre elegantissimi aquile pescatrici e i piccolissimi kingfisher, l’equivalente del nostro martin pescatore. Sono bellissimi da osservare appollaiati a piccoli gruppi sui rametti delle piante oppure restare  pressoché immobili in aria per fiondarsi velocissimi in picchiata verso l’acqua non appena avvistato un malcapitato pesciolino. E poi, ovviamente, tanti tanti ippopotami, sdraiati in acqua uno accanto all’altro, spesso letteralmente ammassati uno sull’altro. E ancora grossi e minacciosi coccodrilli, immobili a crogiolarsi al sole con le enormi fauci spalancate e le lunga fila di denti in bella vista. Di coccodrilli però ne osserviamo anche molti di piccole dimensioni, lucertole al cospetto dei genitori. E’ un grande spettacolo della natura.  Infine ecco le cascate.

 

 

Sono formate da due salti  ma con la barca si arriva solo di fronte a quello principale, che comunque è il più bello,  dove le acque del Nilo fanno un balzo di una quarantina di metri attraverso una stretta gola larga al massimo 7 metri, creando una moltitudine di spruzzi e vortici, tra i quali spesso compare uno splendido arcobaleno.  Viste di fronte sono davvero magnifiche e si può  ben capire tutta la loro potenza. La barca a questo punto torna indietro ma chi vuole può scendere e imboccare un sentiero che conduce a Top of the Falls, da dove si ha una meravigliosa visuale panoramica delle cascate potendo infatti osservare  bene entrambi i salti d’acqua. Nel viaggio precedente raggiungemmo la cima direttamente con l’auto, stavolta invece faremo il sentiero, alla fine del quale troveremo Tom ad attenderci.  Importantissimo in ogni caso non mancare l’appuntamento con quella simpaticona della chiatta, tenendo bene a mente che l’ultima traversata è prevista per le ore 19. Mancarla vorrebbe dire cercarsi un alloggio su questa sponda….. La camminata non è faticosa nonostante il gran caldo e permette di ammirare delle bellissime vedute delle cascate e del fiume in generale. Il problema è, però, che più saliamo più notiamo del fumo che si alza in cielo e sentiamo pure il crepitio delle fiamme. C’è un incendio, porca miseria! Che si fa ora? Si va avanti per forza, che altro si potrebbe fare?. Avvicinandoci alla zona “calda” pare però, per fortuna,  che l’incendio stia volgendo al termine  ma è chiaro che sarà comunque inevitabile dover attraversare zone bruciacchiate magari con ancora fumo e qualche fiammella residua qua e là. E purtroppo è proprio così, un tratto di sentiero infatti è assai pieno di fumo e fiamme, anche se piccole per fortuna.

Giunti in cima, un po’ affumicati ma comunque tutti interi e sani, ci godiamo per qualche minuto lo splendido panorama, la meraviglia e la potenza della natura sono davanti ai nostri occhi. Intanto un  ranger si fa avanti e chiede se siamo i due turisti italiani (dicendo pure i nostri nomi) che dovevano arrivare. Rispondiamo di si e lui fa cenno  di seguirlo. Arriviamo fino a pochi metri dal salto principale, dove dallo spiazzo di fronte la vista è bellissima e si può apprezzare tutta la forza delle acque che cadono fragorosamente  di  sotto. Gli immancabili spruzzi ci fanno davvero piacere (vista anche l’affumicatura!), mentre un  bellissimo arcobaleno si forma nella gola rendendo ancora più suggestivo il tutto. Nel frattempo arriva Tom, ancora alcune foto, due chiacchiere e quindi si parte. Quando diciamo a Tom che siamo saliti dal sentiero da soli, lui resta incredulo e chiede se non c’era un ranger ad attenderci una volta scesi dalla barca. No, laggiù non c’era anima viva e così ci siamo incamminati da soli e soli siamo stati per  tutto il percorso. A dire il vero non sapevamo neppure che ci doveva essere un ranger ad attenderci, per cui una volta sbarcati ci siamo subito incamminati tranquillamente verso la cima senza farci troppi problemi. Dalla barca sono scesi anche alcuni ragazzi che sono partiti però qualche minuto dopo  di noi e sono rimasti davvero parecchio indietro, tanto è vero che li abbiamo visti  salire molto lentamente quando noi già eravamo da un po’ a Top of the Falls. Tom non sa che dire, si scusa mille volte, lui aveva pagato un ranger per accompagnarci e dice che non si sale mai da soli.

 

 

Ora capiamo tutto: quel simpaticone che ci è venuto incontro una volta giunti in cima, altro non era che colui che avrebbe dovuto accoglierci in fondo, allo sbarco, e che invece, di certo notando il fumo dell’incendio, ha pensato bene di aspettarci comodamente seduto all’ombra di una pianta direttamente sulla cima! Ma bravo! I soldi li ha presi e il servizio non lo ha fatto!. Tom afferma che denuncerà il fatto alla U.W.A perché non è stato un comportamento professionale, anzi è stata secondo lui una grave mancanza!. E a dire il vero anche secondo noi….. Manco a farlo apposta siamo in ritardo e la chiatta delle 18 non riusciamo più a prenderla. Aspetteremo la successiva e ciò andrà ad abbreviare  parecchio il tempo da dedicare al game drive serale, anche perché  avremo poca luce a disposizione. Maledetta chiatta!. Appena sbarcati  dall’altra parte rivediamo Savia che ci chiede un passaggio fino ad una postazione di rangers che si trova sulla nostra strada.  Durante il game drive non vediamo granché ma  mentre  ripercorriamo i bei momenti della giornata,  tutto d’un tratto Savia esclama “leopard !”. Ma dai, non ci possiamo credere!. Come la volta scorsa!. E’ buio e lo illuminiamo per pochi secondi con i fari dell’auto. Cammina a bordo pista, non è molto grande e  si infila subito tra la vegetazione scomparendo così alla nostra vista. Tom  cerca di scovarlo tra le piante e l’erba alta  facendo qualche manovra con l’auto e puntando i fari in varie direzioni, ma il felino sembra letteralmente svanito. Un  incontro fugace, pochi attimi soltanto, ma comunque sempre molto emozionante. Lasciato Savia proseguiamo verso il nostro lodge, dove arriviamo che sono addirittura le 20,30. E pensare che eravamo partiti alle 6……. Ma per tutto ciò che abbiamo visto ne è valsa davvero la pena. 

Dopo cena ce ne stiamo ancora un po’ seduti fuori dalla nostra casetta ad osservare il solito cielo punteggiato da  milioni di stelle luccicanti. Tutto intorno il silenzio, rotto soltanto a tratti dai barriti degli elefanti che si odono  in lontananza. Davvero non andresti mai a dormire, sembrerebbe tempo perso, meglio restare qui a godersi questi momenti fino in fondo, fino all’ultimo. Poi però la stanchezza si fa sentire, gli occhi si fanno più pesanti e pensi alla nuova levataccia che ti attende l’indomani, alla famigerata chiatta delle ore 7 e ai 360 km di strada da percorrere per raggiungere  Fort Portal: tradotto in freddi numeri, sveglia ore 5,15 e partenza al più tardi alle ore 6….. Andiamo quindi a riposare, con ancora negli occhi tutto ciò che di bello abbiamo visto in questa lunga ma indimenticabile giornata. Almeno in partenza siamo in orario e arriviamo tranquillamente in tempo per salire sulla chiatta delle      ore 7. Ci mettiamo in fila e attendiamo.  Poco prima di partire si avvicina un ranger.

  • “Mi riconoscete ?” chiede.
  • “Mah, il tuo viso non ci è nuovo, facci pensare un po’….”
  • “Io vi ho accompagnato qui, in questo parco, non vi ricordate? Sono quello con quel nome da donna, sono Emma!”
  • “Emma ? Ma si, certo, ci ricordiamo benissimo di te!”

Tom lo aveva visto nei pressi  e gli ha detto che eravamo di nuovo qui. Lui si è ricordato di noi e ci è venuto a salutare. E’ stato carino, davvero una bella sorpresa.

Com’è emozionante rivedere dopo diversi mesi persone conosciute che ti riconoscono e si ricordano di te. Certo, non sono passati anni e anni dal primo incontro, ma vuoi mettere quante persone questi rangers conoscono ogni settimana, ogni mese?  Scambiamo quattro chiacchiere con lui, il tempo di una foto ricordo e di un caloroso abbraccio e poi via, si parte, attraversiamo per l’ultima volta il grande fiume, “salutiamo” la chiatta  e ci dirigiamo verso la lontana Fort Portal. La strada è  sterrata ma piuttosto buona, ogni tanto superiamo qualche villaggio e piccole cittadine, ma per lo più è il nulla attorno a noi. Molte donne lungo la strada vanno e vengono in ogni direzione, con i grandi contenitori per l’acqua tenuti in perfetto equilibrio sulla testa. Frotte di bambini si rincorrono, giocano o più semplicemente accompagnano le loro mamme. Tutti salutano calorosamente, finendo immancabilmente per essere investiti dagli enormi nuvoloni di polvere rossastra sollevati al nostro passaggio. Il paesaggio verso Fort Portal si fa sempre più verde, coltivazioni di tè fanno somigliare le colline a giganteschi e soffici cuscini. Tra le piante, qua e là, puntini colorati in movimento: le raccoglitrici sono all’opera. Fort Portal gode di un clima piacevole ed è una delle più belle città ugandesi, situata com’è  tra colline ammantate da piantagioni di tè e con il grande massiccio del Ruwenzori non molto lontano alle sue spalle. Il suo nome deriva dal Console Britannico di stanza a Zanzibar, Gerald Portal, che qui non giunse mai di persona ma che  spinse all’infinito affinché il governo di Sua Maestà annettesse questa città all’Impero Britannico, vista la sua bellezza e soprattutto la sua posizione, ritenuta strategica.

Arriviamo alle 17,30 e decidiamo di recarci subito a fare visita al conosciuto orfanotrofio locale per lasciare un bel po’ di materiale per i piccoli ospiti. Appena entrati alcuni bambini ci corrono incontro a braccia aperte, ci prendono per mano, vogliono farsi prendere in braccio.  E l’emozione già sale…. La signora che gestisce questo centro ci accoglie con ampi sorrisi e dopo averci guardato un po’ dice che si ricorda perfettamente del sottoscritto e un po’ meno di Tom e della Anna. Ci accomodiamo nella stanzetta all’ingresso, con tanto di bimbi al seguito. Lasciamo la foto scattata allora, la signora è felice, dice che la appenderà al muro per ricordo e poi tira fuori  il registro  degli ospiti, cerca l’anno 2013 e ci mostra con gioia la pagina con le nostre firme! E’ un’emozione grandissima, in breve tempo nella nostra mente scorrono tanti piacevoli ricordi, ripensiamo a quei bimbi che erano qui allora ma che adesso non ci sono più in quanto ci dicono essere  tornati dalle rispettive famiglie che li avevano temporaneamente lasciati in questo istituto perché impossibilitate a tenerli.  Qui potevano stare solo per un certo periodo, proprio per il fatto di avere comunque una famiglia e ora il tempo è finito. Che ne sarà di loro? Ma molti altri una famiglia non l’hanno più e per questi è ancora più dura. Si, ora sono spensierati  e basta un pallone per farli felici. Ma poi? Gioia e tristezza si mescolano, in un turbinio di emozioni difficili da gestire. Lasciamo un bel po’ di vestitini e giocattoli, stiamo una mezz’oretta nel cortile a giocare con loro, quindi dopo un caloroso saluto riprendiamo il nostro cammino. Prima ci fermiamo presso alcuni conosciuti negozietti di souvenir, poi raggiungiamo il nostro hotel, il Dutchess, una guest house ricavata dai proprietari olandesi all’interno di una grande villa. E’ una sistemazione davvero molto bella e confortevole. 

Ceniamo in hotel , molto bene, poi  ci rechiamo a bere una birretta in un locale in centro città. Qui a Fort Portal conoscemmo Jessica, una cameriera dello splendido hotel Mountain of the Moon dove ci recammo a cena una sera. Poiché allora poi andammo a ballare tutti insieme, chiediamo a Tom di chiamare Jessica per ripetere la serata. Ma Jessica non c’è, si trova a Kampala , però fa sapere che ci rivedremo sicuramente l’ultima sera nella capitale e festeggeremo li. Tom è davvero molto contento di questo nostro continuo contatto con la gente del posto, conosciuta o meno. Per noi questo è e sarà sempre la classica ciliegina sulla torta in ogni viaggio. Non confrontarsi  (ovviamente per quanto possibile) con la gente del posto  è un po’ come sentirsi  estranei  al luogo stesso, per cui cerchiamo sempre di avere un contatto con gli abitanti per inserirci più a fondo nel  posto che ci ospita. La giornata odierna inizia con la visita alle cascate e grotte di Amabere. Percorrendo un breve e piuttosto comodo sentiero si giunge accanto alla cascata principale, che come previsto, non è molto grande. Siamo in stagione secca, per cui la portata d’acqua non può essere molta. Alta all’incirca una decina di metri,  anche se  piuttosto esigua è comunque carina. Addirittura si riesce a passare dietro di essa, alle spalle del salto d’acqua, facendo attenzione a non scivolare sulle viscide rocce,  per sbucare poi sulla sponda proprio di fronte. Tutto attorno la vegetazione è molto fitta. La guida locale che ci accompagna ci fa notare dove arriva l’acqua in stagione delle piogge e guardando il livello indicato si resta davvero increduli. Certo che quando piove,  così vicino non ci si arriva di sicuro! Anzi, meglio restare piuttosto distanti! 

Proseguiamo sul  sentiero fino a raggiungere  poco più a valle alcune piccole grotte, abbellite da numerose stalattiti e stalagmiti in continua formazione. Una di queste stalattiti ha una forma assai particolare in quanto ricorda il continente africano. E guardando bene c’è pure l’isola del Madagascar accanto!. E’ incredibile come la natura possa sempre regalare delle bellissime sorprese.  Una stalagmite invece ricorda in tutto e per tutto un grosso pene, poi la guida ci fa toccare con la mano all’interno di una piccola cavità, dove una formazione rocciosa ha assunto la forma di una bocca umana e passando la mano su di essa sembra davvero di toccare l’interno di una bocca con tutti i suoi denti!. Terminata l’escursione ci rechiamo a far visita alla mamma di Tom, che abita qui a Fort Portal assieme a tre nipoti. La mamma è una simpatica signora che ci accoglie con un grande sorriso e ci fa accomodare subito in casa. Tom ci mostra alcune foto della sua famiglia, con molto piacere chiacchieriamo un po’ raccontando del nostro viaggio precedente, della grande amicizia con Tom e dell’amore per questo paese. I nipoti invece sono un po’ timidi ma c’è da capirli, non capita spesso che dei turisti vadano a casa loro. Lasciamo un bel po’ di vestiario e loro non solo ci ringraziano tantissimo ma addirittura accennano un inchino!. Sono attimi bellissimi, momenti unici ed indimenticabili, di certo tra i più belli dell’intero viaggio. Non puoi non commuoverti in queste situazioni. Tom è felicissimo, noi ancora di più. La classica foto ricordo, un caloroso abbraccio e quindi ritorniamo in città per un’ultima ispezione ad alcuni negozietti e un giro al mercato locale.  Il mercato è la solita bellissima esplosione di colori, soprattutto nel reparto della frutta, dove ananas, manghi, papaie, angurie, banane, sono li in bella mostra.

E poi il reparto della verdura, dei pesci freschi ed essiccati, quello dei cereali. C’è davvero di tutto ed è sempre piacevolissimo gironzolare senza meta tra le varie bancarelle, con lo sguardo curioso che spazia da destra a sinistra, tra venditori e compratori. Curiosissime le infradito ricavate da vecchi pneumatici. Sono davvero particolari, con la marca della gomma spesso ancora ben visibile. E poi splendide borse in rafia alle quali non sappiamo resistere….. Ottimo pranzo in un locale nei pressi, quindi via verso il bellissimo Queen Elizabeth National Park, dove ci attendono svariati game drive.  Questo parco, di poco meno di 2000 kmq, è uno dei più famosi dell’Uganda ed è caratterizzato da un ambiente di savana aperta, punteggiata da molti alberi di euforbia candelabro, così chiamata per via della sua forma, somigliante com’è ad un gigantesco candelabro verde. Gli animali presenti sono tanti e poi ci sono il famosissimo Canale Kazinga, che collega i laghi Edoardo e Giorgio e sulle cui sponde sono avvistabili tantissimi animali all’abbeverata grazie ad una escursione in barca e Ishasha, area situata nella parte sud del parco famosa per i climbing lions, i leoni che si arrampicano sugli alberi a riposare. Quando giungiamo al parco decidiamo con Tom di lanciarci subito nel primo game drive e di raggiungere il nostro lodge soltanto più tardi, anzi….molto più tardi!. Alloggeremo al conosciuto Simba Lodge, situato fuori dai confini del parco ma davvero molto bello e suggestivo. Nella nostra prima uscita ci avvaliamo dei servizi di un ranger locale, che subito ci avvisa che in mattinata ha avvistato dei leoni e che certamente saranno ancora nello stesso punto a riposare, al massimo poco più in là. Bene, raggiungiamo in breve tempo il posto e…..eccoli li!  Sono in tre, due femmine e un maschio. Li scorgiamo appena, sdraiati come sono nell’erba alta. 

Le due leonesse, sentita l’auto avvicinarsi, sollevano un poco la testa per dare un’occhiata e quindi dopo aver constatato che si tratta degli ennesimi  uomini bianchi armati di macchine fotografiche assortite  si rimettono giù senza problemi. Il maschietto invece non si è mosso di un millimetro. Non ci sono auto in giro ed allora il nostro accompagnatore (del quale purtroppo non ricordiamo il nome) dice a Tom di uscire dalla pista e di avvicinarsi lentamente agli animali. Ora la vista è davvero perfetta, gli siamo praticamente a soli due metri!. Rimaniamo ad osservarli per una ventina di minuti, ogni tanto le due ragazze alzano un po’ la testa, si girano ora su un lato ora sull’altro, ma nulla più. Di alzarsi per farsi vedere totalmente manco a parlarne. Il maschio poi continua a restare immobile, se ne sta sempre sdraiato a pancia all’aria con la testa sotto un cespuglio e le zampe aperte, mettendo così ben in vista i “gioielli di famiglia”. Pazienza. Il nostro girovagare ci porta poi a mettere nel mirino della macchina fotografica decine e decine di bufali, facoceri, tantissimi kob e un isolato ma gigantesco elefante che sta sgranocchiando in tutta tranquillità il suo pasto.  Quando più tardi ripassiamo nel posto dei  leoni “dormienti”, la situazione non è più come prima. Loro sono sempre lì  ma purtroppo ora vi sono alcune auto tutte ben piazzate ad osservare.  Intravvediamo appena le due femmine, sempre sdraiate. Ma la natura è sempre pronta a regalare sorprese inaspettate. Tutto d’un tratto, quasi fosse suonata la sveglia, una leonessa di alza e si mette a gironzolare davanti alla nostra auto per qualche minuto, distribuendo lo sguardo un po’ a destra e un po’ a sinistra e poi si infila decisa dentro un grosso cespuglio. Nel frattempo ecco  apparire come dal nulla altri tre esemplari da tre direzioni diverse.

Sono molto guardinghi, tengono lo sguardo fisso verso il gruppo dei cespugli di fronte a noi, forse stanno preparandosi a cacciare. Come per magia, ecco che arriva di gran carriera un’altra leonessa con un piccolo di facocero in bocca! E poi, improvvisamente, un forte fruscio, sbattimento di arbusti e una nuvola di polvere:  la leonessa che prima si era infilata all’interno del grosso cespuglio ne esce velocissima con un piccolo facocero urlante stretto tra le fauci! Incredibile, fino a pochi minuti prima tutto era tranquillo, regnava una calma assoluta, poi, nel giro di pochi attimi la natura ha avuto il suo corso, ha applicato la sua legge. Il predatore ha ucciso la sua preda, per sé e per i suoi cuccioli. La morte di qualcuno significa vita per qualcun altro. E’ una scena cruenta, soprattutto per le grida che il piccolo malcapitato emette ancora, ma la natura è questa. Ecco perché i felini guardavano tutti in quella direzione e si avvicinavano con circospezione come volessero circondare il gruppo di arbusti senza dare troppo nell’occhio. Loro sapevano che li dentro, nascosti, c’erano dei piccoli facoceri e hanno colpito al momento giusto. Quando raggiungiamo il lodge è oramai buio pesto. Il Simba Lodge è sempre bellissimo, quanti  piacevoli ricordi. Lo staff si presenta, ci da alcune informazioni sugli orari dei pasti, quindi veniamo accompagnati alla nostra camera e….sorpresa! E’ accanto a quella del viaggio precedente, ma è praticamente identica, ampia, spaziosa e confortevole. Che bella sorpresa! Dobbiamo dire grazie a Tom di questo, perché è stato lui a chiamare i gestori per farci assegnare questa camera. Infatti parlando con lui alcuni giorni prima  avevamo espresso il nostro gradimento del Simba Lodge, ricordando la sistemazione di allora. E lui non si è lasciato scappare l’occasione di farci una bella sorpresa. 

Che bello stare li fuori dalla nostra camera, dopo cena, ricordando quando siamo stati qui la volta scorsa  e ovviamente anche le tante belle emozioni vissute nella giornata appena conclusa. E’ ancora buio e fa fresco quando percorriamo il vialetto che dalla camera conduce al locale ristorante per la colazione e alle 6,30 siamo di strada per raggiungere l’ingresso del parco. Gli avvistamenti si susseguono senza tregua, gli animali si fanno vedere bene e non bisogna faticare assolutamente per trovarli. Ecco le grosse sagome nere dei bufali,  gruppi di decine di individui, gli onnipresenti kob, che paiono davvero tranquillissimi brucando l’erba nel fresco del mattino, poi elefanti, si, tanti elefanti, meravigliosi gruppi che incrociamo più volte. La natura anche stavolta con noi è benevola e ci fa un bellissimo regalo, davvero inaspettato. A circa 50-60 metri dalla pista, laggiù nell’erba alta, si intravvede appena la testa di una leonessa. Sta li immobile a guardare nella nostra direzione. In realtà sta osservando un grosso cespuglio che si trova ad una decina di metri da noi. Ma che avrà da guardare? Forse c’è una preda? No, nessuna preda. Pochi attimi dopo dal cespuglio sbuca all’improvviso un’altra leonessa che teneramente tiene il suo cucciolo in bocca!. Ogni tanto lo posa a terra, lui la segue saltellando con le corte zampette, poi lo riprende tra le fauci, lo trasporta ancora per un po’ e lo riposa a terra. Va avanti così per qualche minuto, guardandosi spesso in giro, poi prende decisa una direzione con il cucciolo nuovamente in bocca e non si ferma più.  Lo sta semplicemente trasportando nel nuovo nascondiglio, situato circa 200 metri più in là.  Nel frattempo fanno capolino altri due cuccioli che si guardano attorno come per cercare il prezioso genitore.

Fanno davvero molta tenerezza, così piccoli sembrano proprio dei  soffici gattini. Almeno per ora…. Ecco cosa sta guardando l’altra leonessa, sempre accucciata tra l’erba. Sta semplicemente facendo la guardia, sta controllando che lo spostamento prosegua senza problemi, sorvegliando accuratamente mimetizzata i cuccioli rimasti in attesa del loro turno. La mamma trasportatrice intanto sta tornando indietro, lasciato un cucciolo si appresta a fare un secondo viaggio e poi ne farà un terzo.  E’ tranquilla, non sembra minimamente disturbata, anche se vi sono 4-5 auto di turisti ad osservare. Questa scena è davvero meravigliosa e unica, ci mostra il lato tenero di questi grandi felini, così forti e spietati, ma anche così dolci e delicati. E’ stupefacente come possa trattenere così delicatamente in quella bocca armata da denti aguzzi  dei piccoli esseri quali sono i suoi cuccioli senza ferirli. Quei canini affondano con vigore nella dura pelle dei bufali e ora non scalfiscono neppure minimamente i piccoli!. Proseguendo nel game drive avvistiamo anche una iena che ci attraversa la strada proprio davanti all’auto con il suo classico incedere a saltelli.  Possiamo osservare anche diverse coppie di kob che si stanno accoppiando e pure qualche maschietto di questa specie che ci sta provando in tutti i modi ma senza risultato. Per  convincere la femmina desiderata a concedersi le provano davvero  tutte. Uno ad esempio sta sempre appiccicato ad una femmina accovacciata a terra e ogni tanto la tocca delicatamente  con le zampe, le si struscia ai fianchi, le da qualche piccola spintarella, come per dirle “dai, su, non fare la difficile, che aspetti?”. Ma niente da fare, la donzella per un po’ lascia fare, poi quando si stufa scatta via e lascia il malcapitato in preda ai suoi desideri. Dai maschione, non ti abbattere, ce ne sono tante di femminucce!

Si, però stai attento…no, no, non andare da quella, non vedi che è già impegnata? E cosi il poveretto, certamente in preda ad una tempesta ormonale notevole, oltre al no precedente deve pure scappare via inseguito dal maschio rivale! Sono scene davvero buffe ma totalmente vere e naturali ed è un privilegio poter essere qui ad assistervi.  Ci rechiamo poi al punto panoramico dal quale si gode di una splendida vista sull’enorme cratere vulcanico sottostante, oramai trasformatosi in lago salato. Qui sopra ci sono diversi negozietti, a noi ben noti e che immancabilmente visitiamo con cura. Ed è ovvio che non ci limitiamo solamente ad osservare….. Ma gira di qua gira di là si è già fatta l’ora di pranzo. Per comodità ci siamo organizzati per mangiare al sacco, un po’ di panini e frutta. Ci fermiamo in una posizione panoramica, con vista mozzafiato sul Canale Kazinga. Fa molto caldo ma c’è una leggerissima brezza decisamente piacevole. Che bello stare qui,  ammirando la grandezza di questo canale. Pranziamo con calma, ci riposiamo un poco all’ombra, quindi ci dirigiamo verso il punto di partenza delle barche per la crociera sul canale. Ma, percorsi appena 50 metri ecco che un grosso branco di elefanti, con tanti piccoli tra cui uno che avrà si e no 2-3 settimane di vita, ci si para davanti, sbucando silenziosamente dalla vegetazione circostante. Si sono come materializzati all’improvviso e senza fare il benché minimo rumore. Li abbiamo dappertutto attorno a noi, sbucano da ogni dove, molti  ci fissano allargando e sbattendo le orecchie come per dire “attenzione, qui comandiamo noi!” poi passano e vanno oltre, lentamente ma inesorabilmente. I piccoli marciano sempre attaccati alle loro mamme, finendo per scomparire in mezzo a tutti quei giganti.

Sono momenti bellissimi, avere a pochi metri di distanza tutti quegli elefanti è un’emozione davvero particolare. E con i piccoli poi!.  Ma non finisce qui, perché una volta passati, ecco comparire un solitario ippopotamo, presenza insolita quassù in quanto non ci troviamo molto vicino all’acqua. Prima di giungere all’imbarcadero anche un bel gruppone di bufali si concede alla nostra vista. Beh, non c’è che dire, meglio di così in queste ore in cui la temperatura è assai alta non poteva andare. Ed eccoci alla famosissima e attesissima crociera sul canale Kazinga. Lungo le sue sponde è facilissimo avvistare una gran quantità e varietà di animali e di uccelli. La navigazione dura all’incirca un paio d’ore ed è assolutamente da fare, impossibile mancare questa esperienza.  Mentre attendiamo con ansia la partenza,  vediamo benissimo sull’altra riva una grande famiglia di elefanti all’abbeverata. Dai partiamo, non vorremo mica perderceli!.  Ma non è ancora il momento, bisogna rispettare l’orario previsto e manca ancora un po’ purtroppo…..E infatti….. quando finalmente arriviamo dall’altra parte gli elefanti non ci sono più!. Si sono ritirati verso l’interno, peccato!.  La cosa molto positiva però è che a bordo siamo in pochi, oltre a noi due solamente una dozzina di turisti di varie nazionalità, che, per paura di ustionarsi,  se ne stanno tutti nella parte bassa dell’imbarcazione, seduti all’ombra. Io e la Anna, invece, su di sopra, nella posizione panoramica e completamente soli! Tutta per noi, che meraviglia!. Ogni attimo della navigazione regala un’emozione, ecco tanti bufali sdraiati sulla riva o al fresco nell’ acqua bassa, gruppi di ippopotami ovunque, le elegantissime fish eagle appollaiate sui rami degli alberi o volteggianti in cielo, gruppetti di piccoli kingfisher bianchi e neri,  aironi e uccelli di svariate specie,  poi facoceri, tanti  coccodrilli e ancora kob e waterbuck.  Di elefanti non ne vediamo molti e comunque non a gruppi. Solamente qualche esemplare solitario si degna di farsi vedere a bere tranquillo dalla riva. Proseguendo la navigazione si passa accanto ad un villaggio di pescatori, dove diverse persone stanno sistemando le barche e le reti mentre alcuni ragazzi più in là stanno tranquillamente facendo il bagno ridendo e scherzando,  incuranti del fatto che non molto lontano da loro vi sono alcuni giganteschi ippopotami e anche un grosso maschio di elefante. Senza dimenticare la possibile presenza di coccodrilli! Ma per questa gente è normale, per loro è la quotidianità e sanno bene quali sono i rischi che si corrono, ma sanno anche come comportarsi per ridurli al minimo. Appena oltre il villaggio, su un’ampia spiaggia, ecco tantissimi uccelli di ogni specie tra i quali spiccano i grossi pellicani e gli ancora più grossi marabù.  Qui finisce la navigazione e si torna indietro, passando stavolta più vicino alla sponda opposta, che però regala decisamente meno avvistamenti. Sbarcati a terra abbiamo  tempo per un paio d’ore di game drive in quello che è definito il Kazinga Track, ossia la pista che scorre più o meno  parallela al canale stesso. E ancora emozioni, ancora avvistamenti, soprattutto ancora elefanti. Poi un tramonto da brividi conclude l’intensa giornata, le acque del canale vengono tinte di rosso e arancione dal disco solare che scomparendo all’orizzonte dà l’impressione di immergersi lentamente nel canale stesso. E’ una visione bellissima, degna conclusione di una giornata indimenticabile. Ma le sorprese non sono ancora finite. Al gate di uscita del parco, come d’uso, vengono controllati i permessi di accesso. A fare questo controllo è una giovane ragazza, una ranger che ci pare di aver già visto…..Certo che l’abbiamo già vista!. E’ Ayera, che ci accompagnò la prima volta qui nel viaggio precedente!

La ricordiamo bene perché  è  grazie  a lei ed al suo cellulare che vedemmo un gruppo di leoni (un collega la avvisò telefonicamente che dovevamo raggiungere in fretta il posto indicato perché erano presenti i ricercati felini). Tom si ricorda bene del fatto e di lei e, incredibile ma vero, pure lei si ricorda di noi!. Ovviamente ci fermiamo un poco a fare due chiacchiere e l’ immancabile foto ricordo. Lasciamo un po’ di  vestitini per il suo bimbo, lei è felicissima e incredula.

  • “Nooo, tutte queste cose per me? Ma davvero? Che belle, sono felicissima!”
  • “Certo, sono tutte tue! Ma hai una mail, Ayera, così ti mandiamo le foto?”
  • “Si, si certo ma ….non me la ricordo!”
  • “Noooo! Ma dai, sei così giovane e non ti ricordi? Facciamo così, allora: noi domani sera ripasseremo da qui, la scrivi in un foglietto e ce la dai”
  • “Si, si, a domani allora! A domani!”

E’ una cara ragazza Ayera, sempre sorridente e gentile. Siamo sicuri che domani sera sarà ad aspettarci per consegnarci il prezioso fogliettino. Arriviamo al nostro Simba Lodge che è già buio pesto. Ma, pensandoci bene, dov’è la novità? Dopo cena ce ne stiamo per un po’ a fare due chiacchiere attorno al fuoco  che lo staff ha preparato per gli ospiti. Con noi anche la dottoressa Gladys,  una famosa veterinaria che presta la sua opera in tutti i parchi nazionali ugandesi ma soprattutto segue i gorilla di Bwindi.  Ora è qui per monitorare  la salute dei kob.

Ci spiega in cosa consiste la sua opera e afferma che molte persone  si recano in Uganda, con la sua associazione, per trascorrere periodi di volontariato lavorando con lei ed il suo staff. Per uno che ama la natura e gli animali come me è una tentazione enorme…..Dammi un po’ il tuo biglietto da visita cara Gladys, non si sa mai….. Con noi c’è anche il simpatico e timido Wilson, il cameriere.  E’ davvero una brava persona, gentile e disponibile, lo abbiamo preso in simpatia fin da subito e perciò ci fa molto piacere che rimanga un po’ insieme a noi. Ripercorriamo tutte le infinite emozioni che questa giornata ci ha regalato, con il fuoco che piano piano si affievolisce sempre più  come per ricordarci che è meglio  andare a riposare.  Un salutone  a tutti e ci allontaniamo anche se poi rimaniamo ancora qualche minuto davanti alla nostra cameretta, dove, col naso all’insù per osservare un cielo meravigliosamente stellato, i ricordi si fanno più ampi, più “lontani”.

  • “Ricordi l’altra volta? Che silenzio c’era, proprio come adesso! E che bello essere ancora qui ad ascoltare questo silenzio sotto questo infinito cielo stellato!”
  • “Si, si, certo che ricordo! E’ un sogno diventato realtà, l’essere di nuovo qui. E da qui non me ne andrei più!”
  • “A dire la verità…..neppure io! Ma forse ora è meglio che andiamo a riposare, domattina la sveglia suonerà presto!”

Abbiamo tanta voglia di iniziare la giornata che ci svegliamo senza neppure aspettare il drin drin della sveglia.

Colazione, prendiamo i panini preparati da Wilson in modo da non dover tornare indietro a pranzo e via!  Puntiamo subito sull’area prediletta dai leoni, ma purtroppo non ne vediamo. Gira di qua gira di là, assolutamente niente. Ogni tanto incontriamo qualche auto di turisti e alla fatidica domanda “leoni?”  la risposta è sempre negativa. No, nessuno ne ha visti e pare proprio che si siano volatilizzati. Finora abbiamo avuto decisamente fortuna in merito, per cui una giornata storta può capitare. In fondo basta ricordarsi sempre che qui non siamo in uno zoo, ma anche che ciò che non è successo in tutta la giornata può accadere mentre si sorpassa l’ultimo cespuglio. Insomma, bisogna credere sempre nel meglio ma  soprattutto non restare delusi se qualcosa non va secondo le aspettative. Gli avvistamenti riguardano soprattutto bufali, kob, waterbucks e solamente un elefante. Che sia in atto uno sciopero di qualche specie animale? A metà mattinata raggiungiamo il villaggio di pescatori di Kasenyi , affacciato sul lago Giorgio. C’è molta gente nella polverosa strada che taglia in due l’abitato, soprattutto tantissimi bambini. Diversi  pescatori stanno sistemando la loro attrezzatura  e  nel frattempo fervono le ultime contrattazioni. Grossi pesci gatto e splendide tilapia sono l’oggetto del contendere. Il grosso del mercato però è finito, svolgendosi  infatti nelle primissime ore del mattino, all’immediato rientro dei pescatori. Alcuni marabù passeggiano tranquilli tra le barche, mostrando indifferenza,  ma con invece l’obbiettivo di scroccare qualche buon boccone. Si può fotografare tranquillamente, la gente di qui non pare minimamente interessata o disturbata dalla nostra presenza, continuando ad occuparsi dei fatti propri senza far caso a noi.

Dopo aver gironzolato un po’ in questo villaggio facciamo ritorno al punto panoramico sul cratere vulcanico del giorno precedente (nuovo giro nei negozietti, vuoi mai avessimo dimenticato qualcosa…..), quindi consumiamo qui il nostro pasto all’ombra all’interno di un negozio su gentile concessione della proprietaria. Il sole ora picchia forte, infatti. Dopodiché scendiamo lungo il costone che conduce in fondo al cratere, dove molti operai stanno lavorando all’estrazione del sale. Il bianco dell’ambiente unito alla forte luce è davvero accecante. Qui una “guida” locale ci va vedere le varie fasi della lavorazione per poter estrarre il sale. E’ un lavoro durissimo, ore e ore immersi fino al ginocchio nella melma  a preparare le “vasche” dove si formerà  nei giorni seguenti il bianco e prezioso prodotto. Ore e ore sotto il sole cocente,  sempre chini su se stessi.  In lontananza, al centro del cratere, in un’area isolata e non soggetta a lavorazione, gruppi di fenicotteri rosa stanno cercando piccoli vermetti . Sulla riva sono presenti diverse fila di sacchi contenenti il prodotto finito e pronto per  essere trasportato nei vari mercati. In tutto si tratta di un’oretta di visita davvero molto interessante. E’ sempre bello vedere un po’ come vive la gente del posto, quali sono le usanze e le varie attività. La giornata odierna prevede un altro lungo game drive pomeridiano, ma in ogni caso possiamo decidere noi cosa preferiamo fare. Decidiamo di rifare la crociera sul Kazinga, cerchiamo di avere un’altra possibilità di osservare da vicino gli elefanti all’abbeverata.  Stavolta però per quanto riguarda la gente a bordo non siamo così fortunati come ieri. La barca è strapiena e in più c’è pure una troupe di una emittente televisiva, con tanto di modella presentatrice (molto carina per la verità….) al seguito, che sta girando un documentario. Vengono intervistati anche i ranger che fanno servizio sulla barca. Però stavolta la  missione “elefanti che bevono” va a buon fine, anzi a buonissimo fine!  Una numerosa famiglia, circa una ventina di esemplari grandi e piccoli, sta scendendo lungo la sponda e  si avvicina all’acqua. La barca è già appena oltre, ma, forse per il fatto di avere una tv a bordo, torna indietro e si piazza proprio di fronte ai bellissimi pachidermi che nel frattempo hanno raggiunto l’acqua e stanno ingozzandosi a più non posso del preziosissimo liquido. E’ bellissimo vedere con quanta  grazia questi enormi animali  appoggiano la loro proboscide sul pelo dell’acqua estraendone svariati litri, versandoseli  poi altrettanto delicatamente in bocca. E tra tutti questi colossi fanno tenerezza i cuccioli, anche loro però ben decisi a prendersi la loro parte. Che bello vederli li, uno accanto all’altro, a dissetarsi!  Durante la navigazione poi avvistiamo ancora tanti ippopotami, coccodrilli, aquile pescatrici, kingfisher, bufali, aironi, altri elefanti e famigliole di facoceri, genitori in testa e figli rigorosamente allineati dietro. Un piccolo kingfisher, dopo aver catturato un pesciolino, si viene a posare proprio su di un paletto del tettuccio della barca ad un metro dal sottoscritto e resta lì immobile, con la sua preda che spunta dal becco, per una ventina di secondi come per farci vedere quanto è stato bravo e regalandoci così l’occasione per una foto fantastica. E la spiaggia degli uccelli è sempre piena di tanti esemplari. Alcuni pellicani si inseguono, forse una lite, forse un gioco, i soliti marabù passeggiano lentamente e pigramente alla ricerca di qualcosa di commestibile. Di fronte, un grosso ippopotamo si esibisce fuoriuscendo dall’acqua con la bocca spalancata e vi si rituffa causando un sacco di spruzzi.

Questo giro è stato ancora più bello del precedente, la natura sa regalare sempre grandi emozioni, uniche ed indimenticabili. Ma non è ancora finita. Appena scesi dalla barca via subito per il game drive serale e dopo pochi minuti di esplorazione eccoci  nuovamente immersi tra gli elefanti! Sbucano da ogni parte, grossi e piccoli, sembrano comparire dal nulla. Saranno almeno una trentina, molti dei quali passano vicinissimi alla nostra auto, meno di 5 metri. Volendo potrebbero rovesciare la macchina come un fuscello, in un istante soltanto. Ma sono animali estremamente intelligenti, anche se assai pericolosi vista la loro mole, e sanno che noi non rappresentiamo una minaccia. Basta in ogni caso stare fermi ad osservarli, in silenzio, senza sbraitare o urlare, senza fare gesti  inconsulti che potrebbero essere scambiati per minacce e tutto va bene. Certo che vederseli passeggiare così vicini fa davvero impressione, ma è in ogni caso un’emozione grandissima ed indimenticabile. Ogni tanto si fermano a mangiare un po’ di foglie o semplicemente ad aspettarsi, per compattare il gruppo. Stiamo parecchio tempo ad osservarli, finché, una volta scomparso tra la vegetazione l’ultimo esemplare, riprendiamo il nostro girovagare. Scorgiamo ancora un altro ippopotamo solitario brucare tranquillamente l’erba. E’ molto calmo, ci da un’occhiata e poi continua beatamente il suo pasto come se niente fosse. Per oggi basta così, non vediamo nient’altro ma di certo non ci possiamo lamentare. Come previsto, giunti all’uscita del parco troviamo la cara Ayera con il suo fogliettino. Due chiacchiere veloci su come è andata la giornata, su cosa abbiamo visto e poi un ultimo saluto, un ultimo abbraccio.  Ciao Ayera, chissà, magari un giorno ci rivedremo ancora!

E’ l’ultima sera al Simba Lodge, la gioia per i bellissimi momenti  passati qui si mescola alla tristezza perché da qui ce ne dobbiamo andare. Questo posto è davvero incantevole, uno dei nostri preferiti.  Vorresti fermare il tempo e stare lì, ancora e ancora e ancora…. Dopo una buona colazione e aver salutato i carissimi e gentilissimi gestori del lodge e ovviamente il mitico Wilson, facciamo rotta sul settore di Ishasha, nella parte meridionale del parco. Questa zona è famosa per la presenza dei leoni che si arrampicano sugli alberi, fatto assolutamente non comune, tanto è vero che ci sono soltanto un paio di posti in Africa dove si può osservare questo comportamento. Per raggiungere l’area ci vogliono circa due ore di auto, ma sappiamo che per noi non basteranno….una sosta qui…l’altra là….. E infatti, una mezz’oretta dopo la partenza, ecco la prima. Un gruppo di elefanti  sta mangiando a bordo strada, che in questo tratto è asfaltata. E’ molto chiaro, però, che i pachidermi vogliono attraversarla per raggiungere i compagni presenti sull’altro lato (che abbiamo notato solo in un secondo momento!). Ma quanti sono? Tantissimi! Forse quaranta, cinquanta, impossibile contarli, sono ovunque. Attendiamo trepidanti il momento dell’attraversamento, che viene rimandato diverse volte in quanto il passaggio di alcune auto fa si che gli animali si fermino titubanti e un po’ innervositi sul ciglio della strada.  Da un lato i compagni sembrano chiamarli, esortarli ad attraversare, sull’altro lato il gruppo è schierato lungo la carreggiata in attesa del momento buono. Una scena davvero simpatica.  Una gigantesca femmina scruta bene a destra e a sinistra, poi decide che è il momento giusto e via! Uno dietro l’altro tutti la seguono e raggiungono, tra barriti certamente di gioia, i loro compagni!.

Ripartiamo e neppure tre km dopo…..la scena si ripete! Incredibile ma vero! Un altro numeroso gruppo, stavolta tutto da un lato, sta per attraversare. Ci fermiamo anche qui, ovviamente, e possiamo godere di questo spettacolo ancora una volta da distanza ravvicinata.  Ci passano accanto, davvero a pochissimi  metri, sono tantissimi!. Ci guardano un po’ e tranquillamente proseguono la loro marcia. Incredibile! Poco più avanti poi, nuova sosta. Stavolta altri elefanti stanno muovendosi parallelamente alla carreggiata, nell’erba bassa, in fila indiana. Bellissimo! Ma cosa volere di più?  Prima di arrivare all’ingresso del settore di Ishasha ci fermiamo alla scuola di Kisenyi  per lasciare un po’ di materiale scolastico ai tanti bambini presenti. La scuola la conosciamo già in quanto anche nel viaggio precedente ci fermammo qui per lo stesso motivo. Il maestro lo riconosciamo subito e ci accoglie sorridente a braccia aperte.  E’ felice di vederci e ammette che le nostre facce non sono nuove. Gli spieghiamo il tutto e lui afferma di ricordarsi qualcosa ma purtroppo non molto chiaramente. I numerosi bimbi si raduno tutti intorno a noi, cantano gioiosi e ci toccano continuamente con le loro manine, guardandoci con curiosità. Una bambina sta giocando con una enorme bambola ricavata da foglie di banano intrecciate, una vera opera d’arte. Il maestro ci fa vedere un po’ come procedono i lavori per la costruzione di un altro caseggiato e dei servizi  igienici, poi ci rechiamo nel suo ufficio dove ritroviamo il registro per le firme dei visitatori. E’ lo stesso di allora, cerchiamo tra le pagine e….eccoci qui! Lo facciamo vedere al maestro e i suoi occhi si illuminano di gioia e di emozione. Come i nostri del resto…..

Raggiungiamo Ishasha che è oramai mezzogiorno, fa caldo e ci fermiamo a mangiare i nostri panini sulla riva dell’omonimo fiume che dà il nome a quest’area. Il fiume fa praticamente da frontiera con il Congo, visto che la sponda opposta è appunto territorio congolese. Conosciamo bene questo luogo: la volta scorsa c’erano numerosi giganteschi ippopotami un po’ ovunque e ora……è ancora così!. Che spettacolo!. Molti in acqua, molti sulla riva sdraiati a crogiolarsi al sole, sonnecchiando tranquilli. E poi i tanti piccoli, sempre accanto ai possenti genitori. Ogni tanto qualche spettacolare “sbadiglio”, la grande bocca si apre ed ecco in bella mostra i robusti denti. E’ davvero meraviglioso starsene qui seduti all’ombra delle piante ad osservare a poche decine di metri  questi grandi mammiferi.  Ma dobbiamo proseguire, dobbiamo andare alla ricerca dei famosi “climbing lions”. Fa caldo, ma paradossalmente questo è il momento migliore per poterli vedere, in quanto salgono sulle piante proprio nelle ore più calde della giornata per cercare refrigerio sdraiandosi  tra i rami all’ombra. La nostra missione nella zona ci porta ad incontrare molti topi (no, non i roditori, ma una specie di grossa e robusta antilope dal colore rossiccio), i soliti kob e gli immancabili bufali, alcune aquile pescatrici in volo e un grosso cobra nero che ci attraversa la strada molto velocemente. Possiamo anche osservare una grande tana di iene, con tante buche più piccole tutto attorno, utilizzate come entrate e uscite secondarie. Ma gira di qua, gira di là, di leoni sugli alberi nessuna traccia. Perlustriamo tutte le aree dove sorgono i grandi alberi di fico che tanto piacciono ai gattoni, ma niente di niente. 

 

Peccato, ma non sempre può andare bene, non sempre si ha fortuna.

- “Anna, ti ricordi in quello spiazzo? E poi su quel grosso albero laggiù in fondo?”

- “Si certo! E come potrei non ricordare? E’ il posto dove vedemmo il gruppo di 7 leoni sdraiati, proprio li a due metri dalla strada! Un’ora ad osservarli da soli, senza che passasse anima viva! E li ho visti io per prima, tu e Tom praticamente dormivate ancora! E sull’albero che dici li vedemmo al ritorno, sopra i grossi rami!”

Eh già, che emozione rivedere quel posto, quanti ricordi, anche se ora non c’è nulla, solo uno spiazzo vuoto con il terreno bruciacchiato dai fuochi appiccati appositamente per la consueta rigenerazione del suolo, favorendo così la ricrescita dell’erba. Ma se chiudiamo un attimo gli occhi, quel ricordo è ancora così vivo dentro di noi che quei leoni ci pare siano ancora li. A Ishasha alloggiamo al conosciuto Savannah Hotel, sempre molto bello e funzionale, davvero consigliato. Il mattino successivo la sveglia suona assai presto, anche se non ci sono game drive da fare. Alle 7 infatti siamo già in partenza, direzione Lago Mburo, km da percorrere 270, uno più uno meno. Partiamo così presto non solo per i tanti km da fare ma anche perché sappiamo già che ci sarà più di una sosta….. Durante il tragitto percorriamo la lunga strada sterrata che attraversa il parco stesso, quindi nessuna deviazione o pista particolare, ma nonostante questo ecco ancora facoceri, kob, waterbuck, alcuni ippopotami in una pozza e ancora elefanti.  E tutto questo vuol dire soste…..anche se brevi ma pur sempre soste!.

Ci fermiamo poi al punto panoramico di Kiambura Gorge, dal quale la vista spazia sulla sconfinata pianura sottostante, anche se la foschia ci rovina un poco la visuale. Qui sopra vi sono un paio di semplici negozietti che vendono souvenir e miele prodotto nella zona. Siamo più in alto rispetto ad Ishasha ed il paesaggio è decisamente cambiato, non è più secco come laggiù ma le colline sono tutte verdeggianti e ricoperte da immense piantagioni di matoke. Altra sosta poi al mercato di Kicwamba, bellissimo, coloratissimo, dove montagnole di pomodori si alternano a quelle di zucche, ananas, cipolle, angurie, verdure di ogni tipo e soprattutto tanti ma davvero tanti caschi di verdissimi matoke. Fotografare si può ma con molto tatto e discrezione, perché molte persone non desiderano essere riprese. Strada facendo ecco poi splendide piantagioni di tè, che colorano colline ed intere vallate di un verde bellissimo. Sosta pranzo al già conosciuto Agip Motel, quindi via verso quel gioiellino del Lago Mburo, distante da qui ancora un’ora e mezza. Con i suoi 260kmq circa questo parco è uno dei più piccoli del paese, ma non per questo è meno interessante degli altri. Certo, qui non possiamo trovare gli elefanti, i leoni e neppure leopardi e iene, ma l’ambiente è bello e tranquillo, un’oasi di pace. Pur essendo piuttosto vicino alla capitale Kampala, non è molto visitato e questo rende ancora più magica l’atmosfera. Attività principale è la navigazione sul lago, più che il game drive terreno stesso.  Dunque via in barca!. Il giro dura all’incirca un’ora e la piccola imbarcazione procede lentamente lungo le sponde, dove possiamo ammirare tantissime aquile pescatrici, sempre elegantissime e appollaiate in coppia sui rami degli alberi ma anche su qualche arbusto sul pelo dell’acqua tanto che alcune sono a non più di due metri da noi!.

Poi bushback, babbuini a gruppetti che si rincorrono, qualche bufalo, famigliole di facoceri e poi ovviamente tanti coccodrilli (alcuni dei quali piccolissimi) e ippopotami.  Una citazione a parte la meritano questi ultimi. Sono per lo più immersi in acqua ma emergono ogni tanto emettendo i classici sbuffi e rumori. Abbiamo la possibilità di vederli veramente da distanza ravvicinata, in quanto la barchetta passa a circa tre metri da loro! Forse è un po’ troppo azzardato perché questi animali sono notoriamente territoriali e irritabili e potrebbero scambiarci per intrusi, cosa che li porterebbe ad avere una reazione assai sgradevole……Gli ippopotami sono tra gli animali africani più pericolosi in assoluto, responsabili di svariate morti tra i pescatori. Inoltre poi, come per i coccodrilli, anche per loro vige il detto che “quello più pericoloso è quello che non lo vedi”, in quanto potrebbe essercene uno o più di uno sotto la barca magari con intenzioni piuttosto bellicose. Però tutto fila liscio e del resto se ti portano così vicino sapranno di poterlo fare. Probabilmente sono in un certo senso “abituati” a vedere transitare di li le piccole imbarcazioni.  Costeggiamo sponde ricoperte da enormi papiri, alti, fittissimi e ogni tanto ecco  grigi aironi, bianche egrette e piccoli kingfisher che si alzano in volo al nostro passaggio. Un’ora passata meravigliosamente, godendo di questo paesaggio e di questa natura magnifica. Una volta sbarcati, dopo una piccola “escursione” al locale negozietto di souvenir, via per un breve game drive. Osserviamo diversi topi, bufali, facoceri, kob,  impala (presenti solo qui), waterbuck e tante zebre. Il tempo vola via velocissimo, anche oggi la giornata è terminata e non ci resta che varcare i cancelli del conosciuto Sky Motel dove passeremo la notte.

Il nostro viaggio purtroppo sta giungendo ai titoli di coda, ma è meglio non pensarci almeno per ora. Piuttosto godiamoci questi momenti, questa serata piacevolissima, ricordando tutto quanto di bello abbiamo avuto la fortuna di vedere. Per raggiungere Kampala dobbiamo percorrere all’incirca 250 km di strada comunque in buono stato. Il tempo oggi è nuvoloso e cade pure qualche goccia di pioggia, ma nulla di preoccupante. Durante il percorso, attraversiamo diversi paesi nei quali spiccano case e negozi dai colori sgargianti, giallo, blu, rosso, con disegnato sulla facciata, in bella mostra, la pubblicità dei più disparati articoli, veri e propri “cartelli pubblicitari” giganti. Per esempio  dove è pubblicizzata la Pespi Cola, la casa è di colore blu con tanto di grande bottiglia disegnata bene in vista, mentre quelle  dove si pubblicizza la società telefonica Airtel sono rosse, con scritte inneggianti alla qualità di tale operatore. Probabilmente i proprietari di queste abitazioni ne ricavano qualcosa in cambio, visto che hanno concesso i loro muri per diffondere i messaggi pubblicitari. Ma c’è anche chi sui propri muri ha disegnato semplicemente l’oggetto della sua attività, come il meccanico che ha riprodotto un’auto e parti di ricambio assortite o il barbiere che ha disegnato una macchinetta gigante per tagliare i capelli. Fantasia allo stato puro, insomma! Tante macchie di colore che rendono più vivi i vari centri abitati. Il paesaggio è sempre verdeggiante, le piantagioni di matoke sono ovunque. Lungo la strada incontriamo tanti mercatini, semplici postazioni dove i vari prodotti,  zucche, pomodori, frutta di ogni tipo, patate bianche e rosse, sono esposti in suggestive piramidi, il tutto perfettamente ordinato e suddiviso secondo tipologia. Ti fermeresti in ognuno di questi, a vedere, curiosare, osservare semplicemente le persone nelle contrattazioni.

E infatti in un paio di questi ci fermiamo, impossibile farne a meno. Si tratta di autentici momenti di vita reale, dove immergersi per un po’ di tempo fa sempre piacere. Quando la strada passa vicino al Lago Vittoria ecco comparire molti venditori di pesce, grosse e splendide tilapie, freschissime, che vengono offerte letteralmente sbandierandole al passaggio di ogni mezzo. E poi lunghe fila di bancarelle con pesci essiccati, stesi e allineati alla perfezione.  Giungiamo quindi all’Equator Point, sosta obbligata per tutti coloro che passano da qui, sia che vadano verso la capitale sia che ne escano. Nel frattempo il tempo si è sistemato, i nuvoloni neri e la pioggerella di prima hanno lasciato posto al sole e fa decisamente caldo. Qui due costruzioni circolari, in ambedue le corsie di marcia, ricordano che questo è il punto dove passa la linea dell’Equatore. Oltre a ciò vi sono  tantissimi negozietti per i turisti di passaggio, negozietti che vendono le più disparate mercanzie, ma che è impossibile non visitare. I prezzi sono, almeno inizialmente, più alti che altrove, ma si sa….qui passa l’Equatore e businnes is businnes.  Ma dopo un po’ di trattativa le sparate iniziali vengono sempre assai ridimensionate e tutto torna alla normalità. E certamente pure noi non ci sottraiamo al rito di ispezionare tutti (ma proprio tutti!) i vari negozietti. Facciamo incetta  di contenitori ricavati dalle corna delle mucche ankole, le mucche dalle lunghe corna. Ve ne sono di varie forme, circolari, ovali, ma i più belli sono quelli allungati che mantengono quindi la forma del corno stesso. Trattandosi semplicemente di osso non vi sono problemi doganali all’aeroporto, per cui si possono acquistare liberamente.

Va detto inoltre che tali oggetti si ricavano utilizzando gli animali deceduti naturalmente o per macellazione (queste mucche infatti non si sfruttano tanto per il latte quanto per la loro carne), per cui l’animale viene utilizzato praticamente in ogni sua parte. Ben diverso dall’uccidere un elefante solo per le sue zanne!. Dopo aver portato a termine con successo (leggasi: acquisti fatti, tutto ok!) la nostra “missione souvenir all’Equatore”, pranziamo qui e quindi riprendiamo la via verso Kampala. Strada facendo ancora una sosta ad un bel mercato, con  vestiti, stoffe, scarpe usate ma praticamente rimesse a nuovo da abili mani, pulite e lucidate alla perfezione e poi le immancabili ciabatte ricavate da vecchi pneumatici.  Poco oltre un altro mercatino, stavolta di frutta e verdura e poi ancora venditori di bellissimi sgabelli colorati, molte volte appesi ai rami di alcune piante in modo da essere visibili anche da una certa distanza, macchie di colore davvero molto suggestive. E ancora venditori di spugne naturali e  di calebasses dalle varie forme e dimensioni si alternano gli uni agli altri per diversi chilometri. Giunti a Kampala iniziamo il tour dei vari luoghi culto per lo shopping finale, ripassiamo in negozietti conosciuti (ed in uno di questi la titolare dice che le nostre facce non sono nuove, che ci ha già visto….), acquistiamo alcune confezioni di buon caffè ugandese, quindi raggiungiamo il Casa Miltu Hotel. La giornata è terminata ma le emozioni ancora no, in quanto domani indosseremo le vesti di moderni esploratori,  novelli Speke o Burton  degli anni duemila, andando  a Jinja alle sorgenti del mitico fiume Nilo. Certo, ci andremo in modo assai più comodo e tranquillo rispetto a quegli intrepidi personaggi, non avremo fucili né schiere di portatori al seguito ma soltanto macchine fotografiche.

L’emozione di trovarsi di fronte al punto dove prende vita il più grande e famoso fiume del pianeta sarà decisamente forte. Jinja si trova ad 80 km da Kampala e per percorrere il tragitto si  impiegano all’incirca  un paio di ore, tempo comunque sempre variabile in base al traffico in uscita dalla capitale. La strada è buona, tranne un tratto in cui i lavori di asfaltatura creano una lunga coda di auto e camion strombazzanti, con giganteschi polveroni che imbiancano tutto il circondario. Incontriamo qualche isolato mercatino e poi ancora coltivazioni di canna da zucchero e tè. Jinjia è la seconda città ugandese ma non ha nulla da offrire al visitatore e deve la sua fortuna esclusivamente alla sua posizione. La città infatti sorge sulla sponda del Lago Vittoria proprio nel punto dove il grande Nilo inizia la sua corsa di quasi 6500 km attraverso il continente africano per sfociare poi nel Mediterraneo. Le sorgenti del mitico fiume sono proprio qui, ma non pensate di trovarvi delle sorgenti come noi le intendiamo, ossia un minuscolo rivolo d’acqua…..Per raggiungere le sorgenti si utilizza una piccola imbarcazione che prima effettua un giro lungo le sponde del fiume per poter ammirare le diverse specie di uccelli che vivono da queste parti. Prima di arrivare all’imbarcadero vi sono tanti piccoli negozietti di souvenir che stanno aprendo. Al ritorno avremo certamente l’occasione di ispezionarli tutti! In un piccolo giardino ecco una statua commemorativa di  Ghandi  in quanto le sue ceneri furono sparse sul Nilo (e sulle acque di altri grandi fiumi del mondo) seguendo le sue  precise volontà. Durante il giro in barca possiamo osservare una grande quantità di uccelli, kingfisher, egrette bianche e cicogne nere, splendidi aironi grigi e grandi gruppi di cormorani neri appollaiati ad ali spiegate sui rami degli alberi.

Si passa poi accanto ad un villaggio di pescatori e quindi si arriva nel punto dove “nasce” il grande fiume. Qui praticamente si forma un largo canale e il fiume inizia il suo cammino. Altro che sorgente! E’ già così un fiume bello formato, altro che rivolo d’acqua! E pensare a cosa diventerà poi!. Questo punto è segnalato con apposito cartello indicatore, raggiungibile con una brevissima camminata nell’acqua bassa che arriva a malapena fino alla caviglia. Per fare ciò la barca attracca ad un piccolo isolotto dove vi è una capannina solitaria. Pescatori? No, decisamente no. Sapete cos’è? E’ un negozietto di souvenir!. Già, pure qui ne hanno sistemato uno e la caratteristica è che questo negozietto è completamente inondato di acqua, gli oggetti sono esposti appesi al soffitto oppure disposti su postazioni di legno direttamente appoggiate sui sassi presenti sul bassissimo fondale! Incredibile davvero. Forse per quello che questo luogo rappresenta il negozietto in quel punto potevano pure risparmiarselo, ma tant’è…..A parte questa parentesi “commerciale” si prova davvero una grande emozione nel trovarsi in questo luogo, un luogo mitico, oggetto del desiderio dei più disparati esploratori di un tempo. Raggiungiamo in pochi passi il cartello segnaletico per la classica foto ricordo e l’emozione sale ancora di più. Eccoci qui, noi due in uno dei luoghi più mitici di tutta la nostra cara Terra!. E’ bello toccare queste acque, sfiorarle e pensare al lungo cammino che dovranno affrontare, a quello che rappresentarono in passato, al significato e all’importanza  che hanno sempre avuto nei secoli per tutte le popolazioni presenti nelle varie regioni da esse bagnate. Acque a volte tumultuose, imponenti e pericolose ma anche generose, visto l’importante ruolo che hanno avuto nello sviluppo delle varie popolazioni, soprattutto di quella Egizia.

E poi ovviamente il pensiero corre a Speke, Burton, Grant e a tutti quegli impavidi esploratori del  passato, più o meno famosi,  che non lesinarono sforzi ed energie pur di arrivare per primi dove ci troviamo noi adesso. Davanti a noi quelle acque che scorrono veloci verso nord, alle nostre spalle quelle calme del grande Lago Vittoria. Acque ricche di storia, di magia, di mistero. Ritornati all’imbarcadero, diamo un’occhiata ai vari negozietti che nel frattempo hanno tutti aperto  e quindi ci gustiamo delle grosse e squisite tilapie in uno dei ristorantini presenti. Dopodiché prendiamo la via per Kampala, dove con tutta calma nel pomeriggio abbiamo in programma un po’ di sano…..shopping!.  La sera poi, come da accordi, ritroviamo pure la cara Jessica. Lei è qui nella capitale per un periodo di vacanza fino a febbraio e quando ci vede, sorridente,  ammette che si ricorda perfettamente di noi e che è davvero molto felice di incontrarci. Durante la cena ripercorriamo con lei il nostro viaggio, parliamo di tutto un po’, dei problemi in Italia, dei nostri futuri viaggi, dei nostri sogni. Quanti bei ricordi, quante belle emozioni si provano nel ritrovare persone conosciute! E per “copiare” la serata di allora al 100%, eccoci a bere e saltellare pure nella medesima discoteca. Unica differenza è che stavolta usciamo un po’ prima. Tom ci porta in hotel, quindi accompagna la Jessica a casa….ahi ahi Tom.…fai il bravo!!!!. Oggi è l’ultimo giorno in questo splendido paese. Il volo è in tardissima serata,abbiamo perciò tutto il tempo di divertirci e fare ciò che vogliamo, ma nonostante questo non c’è la stessa atmosfera dei giorni precedenti. Si ride e si scherza, certo, ma davanti a noi vediamo solo il bruttissimo momento dei saluti all’aeroporto. Si cerca di non pensarci, a volte ci si riesce, ma poi il pensiero riemerge prepotente e opprimente.

Visitiamo la cattedrale anglicana di Namirembe, che si trova sull’omonima collina, edificio molto grande costruito in mattoni rossi. Dalla piazza su cui sorge si ha una bella vista della città. Fervono i preparativi per un matrimonio e diverse donne stanno chiacchierando tra loro proprio accanto all’ingresso. Sono tutte vestite a festa, con abiti dai colori sgargianti. Foto ricordo insieme? Ma certo, occasione da non perdere e le signore accettano molto volentieri, con grandi e spontanei sorrisi. E poi non possono mancare i mercati della città. Prima quello di Nakasero, nei pressi dell’hotel Holiday Express dove soggiornammo nel tour precedente. E’ sempre bello gironzolare nel caos organizzato dei vari mercati, nel via vai continuo di gente rischiando magari di essere travolti da quelli che passano velocemente con il loro grande carico portato sulla testa oppure semplicemente restando in un angolo  ad osservare coloro che fanno capannello davanti ad un venditore contrattando con vigore  l’acquisto dei vari prodotti offerti. E’ un po’ come essere all’interno di un grande formicaio umano. E poi i colori, un caleidoscopio di colori, caschi gialli di bellissime banane, ananas giganti con il loro bel ciuffetto verde, cataste di verdi angurie tra le quali spicca qua e là il rosso di quelle tagliate a metà per far vedere come sono ben mature, sacchi pieni di  scuri frutti della passione simili a sassi da chiusi, montagnole di rossi pomodori, verdi insalate, arancioni carote e così via. Fino ad arrivare al “reparto” animale, con polli e galline, tilapie ed enormi persici del Nilo. Scene di vita  autentica e per niente costruita, reale come gli immancabili spintoni ricevuti e dati quando si percorrono gli spazi più stretti. Ma sempre con grandi sorrisi, scambiati con simpatia ad ogni “contatto”. Del resto questo è il mercato e così va vissuto e assaporato.

Facciamo poi una puntatina al mercato dei tessuti, situato in un grande edificio dove sono centinaia i negozietti presenti. Le stoffe proposte sono bellissime e coloratissime, le compreresti tutte ma sai che non è possibile. Per pochi dollari ne acquistiamo un rotolo intero di 6 metri. Poi ancora un salto all’African Craft Village per gli ultimi “ritocchi”. Il tempo passa veloce, vola che nemmeno te ne accorgi e dopo il pranzo, nel primo pomeriggio,  prendiamo la via verso Entebbe.  Abbiamo tanto tempo, certo,  ma la strada per Entebbe è sempre assai trafficata, per cui meglio non rischiare. La strada che collega le due località è solamente questa e restare imbottigliati per ore nel traffico è all’ordine del giorno. Tom ci dice che Jessica ci vuole salutare ancora una volta e che ci aspetta lungo la strada prima di uscire dalla città. E infatti eccola li!. Ultime foto insieme, ultimi abbracci e la promessa che non c’è due senza tre. Ci rivedremo ancora cara Jessica! Ah….per precisazione, come ampiamente previsto, il traffico è intensissimo, un vero e proprio fiume di veicoli in marcia in direzione Entebbe, tanto che in alcuni punti siamo addirittura fermi! Prima di arrivare a destinazione  acquistiamo alcuni splendidi ananas da gustare poi a casa (pagati 60 centesimi di euro l’uno!) e già che ci siamo….vuoi non dare un’occhiatina a quel simpatico negozietto là in fondo?. E come per magia ecco apparire last souvenir, l’ultimo souvenir, un bellissimo baobab ricavato dalle foglie di banano intrecciate. Tom si diverte un mondo e ride a crepapelle, soprattutto guardando la Anna che alza sconsolata gli occhi al cielo mentre il sottoscritto procede all’acquisto. Ad Entebbe abbiamo una camera in day use presso il Lake Wiew Guest House, situato in posizione panoramica su una collina a tre km dal Lago Vittoria.

Però prima di arrivarci  facciamo una capatina al Centro Ricerche della dottoressa Gladys, che si trova poco prima sulla stessa strada, dove un gentile inserviente ci fa vedere in cosa consiste la loro attività e ci mostra diverse fotografie relative al loro lavoro. Per chi scrive un’ulteriore tentazione a fermarsi lì…… Raggiungiamo quindi il nostro alberghetto, davvero molto carino, dove possiamo darci una ripulita e sistemare con cura i bagagli.

- “Però, cara Anna, di cose ne abbiamo lasciate tante, ma tante ne abbiamo pure comprate, non   trovi?”

- “Colpa tua, marito cinquantenne, ogni negozietto ti fermi e non ti limiti ad osservare….anche il baobab hai preso!.”

- “Eh già….sempre colpa di mia…...però poi a casa apprezzi quello che abbiamo comprato….anzi….. dici sempre che avremmo dovuto comprare anche altri oggetti…..”      

Il Lago Vittoria, eccola lì l’enorme distesa d’acqua che si estende come un mare davanti ai nostri     occhi, occhi che non nascondono una certa commozione e tristezza. Oramai siamo alla fine, purtroppo. Ceniamo in un ristorantino sul lungo lago, i tavolini sulla sabbia, le onde che sbattono lievi ma continue sul bagnasciuga proprio come al mare, il sole che all’orizzonte sembra immergersi  lentamente nel lago fino a sparire, colorando il cielo e l’acqua con splendide sfumature di rosso e arancione. Non poteva finire in modo migliore questo splendido viaggio. E poi i consueti discorsi finali, immancabilmente interrotti ogni tanto dall’emozione che sale sempre di più e blocca le parole sul nascere.

Raccattati i nostri bagagli, raggiungiamo in breve tempo l’aeroporto. Tom ci accompagna fino all’ingresso dell’aerostazione, oltre non può andare in quanto possono passare solo coloro che hanno un biglietto aereo. La guardia all’ingresso è irremovibile, passa solo chi deve partire. Sono momenti questi che non vorresti mai vivere, momenti che lasciano sempre tristezza e malinconia. Tom ci abbraccia forte, ci stringiamo per qualche secondo che vorremmo non finisse mai, poi un grande ciao ed entriamo. Un ultimo sguardo, un ultimo saluto e un’ultima lacrima, con quella mano che tutti e tre teniamo con forza sul cuore, divisi solamente dalla vetrata dello stanzone. Il volo è previsto in perfetto orario, non ci resta che attendere con pazienza. E’ finita davvero, adesso. Malinconicamente seduti in attesa, con la mente ripercorriamo attimo per attimo tutti i momenti meravigliosi di questo viaggio, tutte le emozioni vissute, tutte le gioie provate. E’ stato un viaggio fantastico e indimenticabile, in tutto e per tutto. Se  proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo possiamo dire di aver rilevato un’eccessiva presenza in alcune aree di insetti molesti, soprattutto mosche tzè tzè, rispetto al viaggio precedente, effettuato come detto all’inizio, a luglio. Ci siamo immersi in luoghi nuovi e sconosciuti, bellissimi, abbiamo rivisto luoghi già noti che ci hanno emozionato come e più di prima, inondandoci di ricordi unici e indelebili. Questo paese ci è veramente entrato nel cuore, con i suoi paesaggi, con la sua natura ma soprattutto con la sua gente, con i sorrisi e la gentilezza della sua gente. Non dimenticheremo mai i bravissimi ranger che ci hanno accompagnato nei game drive: Daniel e Sam nel remoto ma splendido e unico Kidepo, Opio con i “suoi” rinoceronti a Ziwa, Savia esultante in posa di fronte ai bufali al Murchison.

E ancora, nel Queen, lo staff del  Simba Lodge  e il  caro cameriere Wilson, con la sua timidezza e l’inseparabile taccuino dove scrivere le ordinazioni sempre a portata di mano. E che bello rivedere Emma, Ayera, Jessica, rivivere i bei momenti con i bambini e i maestri della scuola di Kisenyi e all’orfanotrofio di Fort Portal.  E ancora l’emozionante e commovente incontro con la mamma e i nipoti di Tom, momenti unici, momenti che fanno la differenza in un viaggio, momenti che non si dimenticheranno mai. Ancora una volta dunque i ricordi più belli dell’intero viaggio sono legati alle persone, ai genuini sorrisi ricevuti, agli sgranati occhioni scuri dei bimbi increduli ma felici di fronte alla maglietta ricevuta, alle tante mani, grandi e piccine, agitate in segno di saluto al nostro passaggio. L’emozione più grande, però, è stata quella di rivedere persone conosciute ed essere da queste riconosciuti a distanza di tanti mesi. Non ce lo aspettavamo e quando ci è capitato siamo rimasti davvero a bocca aperta e un brivido ci ha percorso da capo a piedi. Un brivido di gioia, un brivido ineguagliabile. Un brivido che solo una Perla sa donare.

 

 
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